Friday, June 02, 2006

Il Triangolo delle Bermuda

Noto anche come il Triangolo Maledetto, The Devil's Triangle ... È ancora mistero sulle tante sparizioni avvenute in questa zona della terra!

L'inizio
"Giovedì 13 settembre: in questo giorno, all'inizio della notte, gli aghi delle bussole si spostavano verso Nord Ovest, e alla mattina volgevano alquanto verso Nord Est (...)".
"Sabato 15 settembre: al cominciar della notte videro cader dal cielo una meravigliosa striscia di fuoco, a quattro o cinque leghe dai navigli (...)"."Lunedì 17 settembre: i piloti fecero il punto, e riconobbero che le bussole non indicavano la giusta direzione; e i marinai se ne stavano timorosi e accorati, e non dicevano di che. L'Ammiraglio se ne accorse, ed ordinò ai piloti che allo spuntar del giorno tornassero a fare il punto, e, preso il Nord, trovarono che gli aghi erano buoni."Questi incidenti di navigazione sono tratti dai Giornali di Bordo di Cristoforo Colombo, scritti mentre era in rotta per il Nuovo Mondo. In quei giorni le tre caravelle navigavano nel bel mezzo di un triangolo di mare delimitato a nord dalle attuali Bermuda, a ovest dall'isola di Grand Bahama e a sud da Portorico.


Fu forse proprio allora, in quel lontano settembre 1492, che ebbe inizio la sinistra fama di quella zona ora nata come “Triangolo Maledetto” o Triangolo delle Bermuda: un posto dove le bussole smettono di funzionare e “meravigliose strisce di fuoco” cadono dal cielo.

Un secondo inizio
La storia ha anche un secondo inizio, molto più recente. Alle ore 14 del 5 dicembre 1945 cinque aerei TBM Avengers della marina americana partirono dalla base di Fort Lauderdale (Florida) per un'esercitazione di tiro al bersaglio. La squadriglia puntò verso est, in direzione delle Bahamas, raggiunse il bersaglio, completò l'esercitazione e imboccò la strada del ritorno. O, almeno, credette di imboccarla. Alle 15.15, infatti la torre di controllo di Fort Lauderdale ricevette un messaggio dal comandante, il tenente Charles Taylor: “Chiamo la torre. Emergenza. A quanto sembra siamo fuori rotta. Non riusciamo a vedere la terra …”. E ancora: “Non sappiamo la nostra posizione! Non sappiamo dove sia l'ovest … Qui non funziona più niente … Anche il mare non è dove dovrebbe essere!”.


La base di Fort Lauderdale ricevette qualche altro confuso messaggio: “Tutte le mie bussole sono guaste”, “Non so dove ci troviamo”, “Nessuna terra è in vista”.Le comunicazioni, sempre più disturbate e contraddittorie, continuarono fino alle 16. Poi, più niente.Un apparecchio di ricognizione fu inviato immediatamente sulla zona dove gli aerei avrebbero dovuto trovarsi. Era un grosso Martin Mariner. L'apparecchio inviò un messaggio a proposito dei venti che soffiavano con intensità al di sopra dei 1800 metri. Furono le ultime parole del suo comandante, il tenente Kane. Anche il Martin Mariner interruppe ogni contatto con la base, senza alcuna apparente ragione.


Trecentosette aeroplani, quattro cacciatorpediniere, diciotto vedette della guardia costiera, centinaia di aerei e imbarcazioni private parteciparono alla più colossale ricerca della storia. Novecentottantacinque miglia quadrate di mare furono perlustrate palmo a palmo ma non fu rinvenuta nessuna traccia (macchie di olio, zattere di salvataggio, relitti galleggianti o altro) che potesse far pensare a un incidente.La commissione d'inchiesta che si occupò del caso non espresse un parere. Ascoltò cinquantasei testimonianze in quattordici giorni di udienze; esse vennero verbalizzate e il caso fu chiuso. Per la cronaca, il 18 Maggio 1991 la stampa ha dato ampio risalto al ritrovamento della squadriglia perduta, dichiarando così definitivamente risolto il mistero; qualche giorno dopo però la notizia è stata smentita: i relitti rinvenuti nelle profondità marine appartenevano ad aerei più recenti.

Il mistero
Fu dopo questo incidente inesplicabile che si cominciò a collegare quel tratto di mare con altre sparizioni dall'apparenza inquietante avvenute in passato.


Nel 1800 la U.S.S. Pickering sparì tra la Guadalupa e Delaware; nel 1814 la U.S.S. Wasp scomparve nei Caraibi; e poi il Grampus, la Maria Celeste, l'Atlanta. Un'infinità di navi o inghiottite dal nulla oppure ritrovate, come la Rosalie, completamente vuote, abbandonate senza apparente ragione dall'intero equipaggio. Dopo quel fatidico 5 dicembre, le sparizioni non accennarono a diminuire. Nel libro "Without a Trace" (Senza Traccia) Charles Berlitz, uno dei principali studiosi dell'argomento, elenca 143 tra navi e aerei “svaniti” in quella misteriosa zona di mare. Sempre Charles Berlitz che, nel suo primo libro sull'argomento "The Bermuda Triangle" (Il Triangolo delle Bermuda, 1974), elenca le “possibili” spiegazioni date da vari studiosi del fenomeno delle sparizioni.Eccone alcune delle più affascinanti:
le navi sono “rapite” dagli Ufo (l'ipotesi è stata ripresa nel film "Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo": ricordate che all'inizio gli apparecchi Avenger scomparsi riappaiono dopo quasi 40 anni nel deserto del Messico?)
la presenza di armi mai disattivate costruite da una civiltà precedente alla nostra e dotata di una tecnologia infinitamente superiore
esperimenti militari condotti dal governo americano (il segretissimo “Esperimento di Filadelfia” per rendere invisibile le navi a mezzo di campi magnetici)
deformazioni spazio-temporali o addirittura magia nel senso tradizionale del termine.
Il libro di Berlitz ottenne un successo straordinario, ed il suo autore diventò d'improvviso celebre e ricco. Anche il Triangolo delle Bermuda balzò all'improvviso alla ribalta. Al misterioso tratto di mare si ispirarono numerosi film (generalmente piuttosto brutti); insomma, “il Triangolo” diventò un vero e proprio affare.

Un lungo elenco
Qui di seguito un lunghissimo elenco di navi ed aerei scomparsi o ritrovati in condizioni misteriose; vi è indicata la rotta o l'ultima posizione rilevata, ed il numero delle persone a bordo (se noto):1840 - ROSALIE (nave) ritrovata abbandonata in rotta tra la Francia e Cuba1843 - U.S.S. GRANPUS (nave) scomparsa al largo di S. Augustin con 48 persone1854 - BELLA (goletta) ritrovata abbandonata nei pressi delle Indie occidentali1855 - JAMES B. CHESTER (nave) ritrovata abbandonata a sud ovest delle Azzorre1872 - MARY CELESTE (brigantino) ritrovata a Nord delle Azzorre senza equipaggio (10 persone)1880 - H.M.S. Atalanta (nave scuola) scomparsa sulla rotta Bermuda- Inghilterra con 290 persone1902 - FREYA (brigantino) ritrovato abbandonato sulla rotta Cuba-Cile1908 - BALTIMORE (brigantino) scomparso ad est di Hampton Roads, Virginia con 9 persone1908 - GEORGE F. VREELAND (goletta) scomparsa ad est di Hampton Roads, Virginia, 7 persone1909 - GEORGE TAULANE (goletta) scomparsa ad est della costa della Georgia con 7 persone1909 - SPRAY (barca) scomparsa sulla rotta Miami-Indie occidentali con 1 persona a bordo1909 - MARTHA S. BEMENT (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 7 persone1909 - MAGGIE S. HART (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 8 persone1909 - AUBURN (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 9 persone1909 - ANNA R, BISHOP (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 7 persone1910 - U.S.S. NINA (piroscafo a vapore) scomparso a Sud di Savannah, Georgia1910 - CHARLES W. PARKER (batt. a vapore) scomparso a est della costa del Jersey, 17 persone1913 - GEORGE A. LAWRY (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 6 persone1914 - BENJAMINE F. POOLE (goletta) scomp. ad est di Wilmington, Carolina del Nord, 8 persone1914 - FITZ J. BABSON (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 7 persone1915 - BERTHA L. BASKER (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-St. Martin1915 - SILVA (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Antille olandesi1915 - MAUDE B. KRUM (goletta) scomparsa ad est di St. Andrews, Florida, con 7 persone1916 - BROWN BROS. (brigantino) scomparso ad est di Savannah, Georgia con 12 persone1917 - TIMANDRA (nave-cargo) scomparsa ad est di Norfolk, Virginia con 19 persone1918 - U.S.S. CYCLOPS (nave-cargo) scomparsa sulla rotta Barbados-Norfolk con 309 persone1919 - BAYARD HOPKINS (goletta) scomparsa ad est di Norfolk, Virginia con 6 persone1920 - AMELIA ZEMAN (goletta) scomparsa ad est di Norfolk, virginia con 9 persone1920 - HEWITT (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa1921 - CARROL A. DEERING (nave) ritrovata abbandonata eccetto che per 2 gatti, a Capo Hatteras1921 - BAGDAD (goletta) scomparsa al largo di Key West, Florida, con 8 persone1921 - MONTE S. MICHELE (piroscafo a vapore) scomparso sulla rotta New York-Europa1921 - ESPERANZA DE LARRINAGA (piroscafo a vapore) scomparso sulla rotta New York-Europa1921 - OTTAWA (nave cisterna) scomparsa sulla rotta New York-Europa1921 - CABEDELLO (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa1921 - STEINSUND (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa1921 - FLORINO (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa1921 - SWARTSKOG (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa1921 - ALBYAN (brigantino) scomparso sulla rotta New York-Europa1921 - YUTE (piroscafo a vapore) scomparso sulla rotta New York-Europa1922 - SEDGWICK (goletta) scomparsa ad est di Charleston, Carolina del Sud con 6 persone1922 - RAIFUKU MARU (nave-cargo) scomparsa ad est delle Bahamas1925 - COTOPAXI (nave-cargo) scomparsa sulla rotta Charleston-L' Avana1926 - PORTA NOCA (nave passeggeri) scomparsa tra l' Isola dei Pini e Grand Cayman1926- SUDUFFCO (nave-cargo) scomparsa a sud di Port Newark con 29 persone1931 - STAVANGER (nave-cargo) scomparsa a sud di Cat Island, Bahamas, con 43 persone1931 - CURTIS ROBIN (aereo) scomparso al largo di Palm Beach, Florida con 2 persone1932 - JOHN & MARY (goletta) ritrovata abbandonata 50 miglia a sud delle Bermuda1935 - WRIGHT WHIRLWIND (aereo) scomparso sulla rotta L' Avana-Isola dei Pini con 3 persone1938 - ANGLO AUSTRALIAN (nave-cargo) scomparsa a sud ovest delle Azzorre con 39 persone1940 - GLORIA COLITE (goletta) ritrovata abbandonata 200 miglia a sud di Mobile, Alabama1941 - PROTEUS (nave-cargo gemello della Cyclops) scomp. sulla rotta St.Thomas-Norfolk, Virginia1941 - NEREUS (nave-cargo gemello della Cyclops) scomp. sulla rotta St. Thomas-Norfolk, Virginia1941 - MAHUKONA (nave-cargo) scomparsa 600 miglia ad est di Jacksonville, Florida1942 - PAULUS (nave passeggeri) scomparsa sulla rotta Indie occidentali-Halifax1943 - MARTIN MARINER (nave) scomparsa 150 miglia a sud di Norfolk, Virginia, con 19 persone1944 - RUBICON (nave-cargo) ritrovato abbandonata, eccetto che per un cane, al largo della Florida1945 - B-25 (aereo) scomparso sulla rotta tra le Bermuda e le Azzorre, con 9 persone1945 - PB-4YM (aereo) scomparso sulla rotta tra Miami e le Bahamas, con 15 persone1945 - Cinque TBM AVENGERS (aerei) scomparsi 225 miglia nordest di Fort Lauderdale, 14 persone1945 - MARTIN MARINER (idrovolante) scomp. 225 miglia nordest di Fort Lauderdale, 13 persone1945 - VALMORE (goletta) scomparsa al largo della Carolina del Nord con 4 persone1946 - CYTI BELLE (goletta) ritrovata abbandonata 300 miglia a sudest di Miami, Florida, 22 persone1947 - Superfortezza C-54 (aereo) scomparso 100 miglia dalle Bermuda1948 - STAR TIGER (aereo) scomparso a nord est delle Bermuda, con 31 persone1948 - SAM KEY (nave) scomparsa a nord ovest delle Azzorre, con 43 persone1948 - AL SNYDER (motoscafo) ritrovato abbandonato sulla rotta Sandy Key-Rabbit Key, 3 persone1948 - WILD GOOSE (natante a rimorchio) scomparso nei pressi di Tongue of the ocean, 4 persone1948 - DC-3 (aereo passeggeri) scomparso a 50 miglia da Miami, Florida, con 35 persone1949 - STAR ARIEL (aereo gemello dello Star Tiger) scomp. tra Bermuda e Giamaica, 20 persone1949 - DRIFTWOOD (peschereccio) scomparso tra Fort Lauderdale, Florida e Bimini, 5 persone1950 - GLOBEMASTER (aereo) scomparso nel lato settentrionale del Triangolo1950 - SANDRA (nave-cargo) scomparsa tra Puerto Cabello e Savannah, 15 persone1951 - SAO PAULO (incroc. a rimorchio, 20.000 tonn.) scomp. a sudovest delle Azzorre, 8 persone1952 - YORK TRANSPORT (aereo) scomparso a nord ovest delle Bermuda, 39 persone1952 - PBY della Marina (aereo) scomparso ad est della Giamaica, con 8 persone1954 - U.S. NAVY CONSTELLATION (aereo) scomparso a nord delle Bermuda, con 42 persone1954 - SOUTHERN DISTRICTS (nave-cisterna) scomparsa al largo della Carolina, con 23 persone1955 - HOME SWEET HOME (goletta) scomparsa sulla rotta Bermuda-Antigua con 7 persone1955 - CONNEMARA IV (yacht) scomparso 400 miglia a sud ovest della Bermuda1956 - B-25 (aereo) scomparso a sud est della Tongue of the Ocean con 3 persone1956 - BOUNTY (goletta) scomparsa sulla rotta tra Miami e Bimini, con 4 persone1956 - U.S. NAVY P5M (aereo) scomparso 300 miglia a sud delle Bermuda, con 10 persone1958 - REVONOC (yacht) scomparso sulla rotta tra Key West e Miami, Florida, con 5 persone1961 - CALLISTA III (nave) scomparsa sulla rotta tra le Bahamas e la Carolina del Nord, 5 persone1962 - KB-50 (aereo militare) scomparso ad est di Langley Field, Virginia, con 8 persone1962 - WINDFALL (goletta) scomparsa al largo delle Bermuda1962 - EVANGELINE (goletta) scomparsa sulla rotta Miami-Bahamas1963 - MARINE SULPHUR QUEEN (nave-cargo) scomparsa nello stretto della Florida, 39 persone1963 - SNO' BOY (peschereccio) scomparso a sud est della Giamaica, con 40 persone1963 - Due KC-135 (jet militari) scomparsi 300 miglia a sud ovest delle Bermuda, con 11 persone1963 - C-132 CARGOMASTER (aereo) scomparso ad ovest delle Azzorre, con 10 persone1965 - C-119 (aereo-cargo militare) scomp. nei pressi della Air Force Base Grand Turk, 10 persone1965 - EL GATO (battello) scomparso sulla rotta tra Great Inagua e Grand Turk, con 1 persona1966 - SOUTHERN CITIES (rimorchiatore) scomparso sulla rotta tra Texas e Messico, 6 persone1966 - Piper CHEROKEE (aereo) scomparso sulla rotta tra Bimini e Miami, Florida, con 2 persone1967 - CHASE YC-122 (aereo) scomp. sulla rotta tra Palm Beach, Florida-Grand Bahama, 4 persone1967 - BEECHCRAFT BONANZA (aereo) scomparso al largo di Key Largo, con 4 persone1967 - Bimotore BEECHCRAFT (aereo) scomparso sulla rotta Giamaica-Nassau, con 2 persone1967 - WITCHCRAFT (motoscafo) scomparso ad 1 miglio da Miami, Florida, con 2 persone1968 - ELIZABETH (nave-cargo) scomparsa nei pressi di Windward Passage1968 - ITHACA ISLAND (nave-cargo) scomparsa sulla rotta Norfolk-inghilterra, con 29 persone1969 - CESSNA 172 (aereo) scomparso vicino a Grand Turk, Bahamas, con 2 persone1969 - TEIGNMAUTH ELECTRON (catamarano) scomparso 700 miglia ad ovest delle Azzorre1969 - SOUTHERN CROSS (yacht) scomparso al largo di Capo May1970 - MILTON IATRIDIS (nave-cargo) scomp. sulla rotta New Orleans-Africa occ., 30 persone1971 - CARIBE (nave-cargo) scomparsa sulla rotta Colombia-Rep- Dominicana, con 28 persone1971 - LUCKY EDUR (peschereccio) ritrovato abbandonato al largo del Jersey, 10 persone1973 - ANITA (nave-cargo) scomparsa ad est di Norfolk, Virginia, con 32 persone1973 - DEFIANCE (yacht) ritrovato abbandonato e perso nuovamente a nord di S. Domingo, 4 persone1973 - NAVION 16 (aereo) scomparso sulla rotta tra Freeport e West Palm Beach, Florida, 2 persone1973 - BEECHCRAFT BONANZA (aereo) scomp. sulla rotta tra Fort Lauderdale e Gret Abaco, 4 persone1973 - MARTIN MARINER PBM (aereo) scomp. 150 miglia a sud di Norfolk, Virginia, con 19 persone1974 - SABA BANK (yacht) scomparso sulla rotta Nassau- Miami, Florida , con 4 persone1974 - CHEROKEE SIX (aereo) scomp. sulla rotta West Palm Beach, Florida-Bahamas, 6 persone1974 - DUTCH TREAT (yacht) scomparso sulla rotta Cat Cay-Miami, Florida1975 - LOCKEED LODESTAR (aereo) scomp. sulla rotta Grand Cayman- Fort Lauderdale, 4 persone1975 - DAWN (battello) scomparso ad est di Florida Keys, con 3 persone1975 - MAGNUM (fuoribordo) ritr. abbandonato con mot. acceso 20 miglia est West End, Bahamas1975 - MERIDIAN (battello a vela) scomparso sulla rotta Bermuda-Norfolk, Virginia, con 5 persone1975 - Bimotore BEECHCRAFT (aereo) scomparso ad ovest di Great inagua, Bahamas, 3 persone1975 - BOUNDLESS (rimorchiatore) scomparso sulla rotta Miami, Florida-San Juan, con 5 persone1975 - SPEED ARTIST (natante) scomparso sulla rotta Barbados-Guadalupe, con 5 persone1975 - IMBROSS (nave-cisterna) scomparsa al largo della Florida in rotta verso il Canada, 22 persone1975 - DROSIA (nave-cargo) scomparsa al largo di Cape Hatteras1976 - HIGH FLIGHT (veliero) scomparso sulla rotta Miami, Florida-Bimini

Il mistero ... risolto?


"Il mistero risolto": così si intitola il libro pubblicato da Lawrence David Kusche, pubblicato nel 1975, un anno dopo quello di Berlitz. L'autore afferma che nessuna sparizione avvenuta nel “Triangolo” è più misteriosa di tante altre avvenute nel mare. Con grande meticolosità esamina gli “avvenimenti misteriosi” caso per caso, a partire da quello di Cristoforo Colombo, e trova delle spiegazioni “razionali”. Fa rilevare che fu Colombo stesso a trovare una spiegazione (un po'semplicista, in verità) per lo strano comportamento notturno degli aghi della bussola. Nei suoi diari Colombo scrisse infatti: “e ciò fu perché non si muovono gli aghi, ma la Stella Polare”.
Per quanto riguarda la scomparsa degli Avenger, Kusche asserisce che si è trattato di una serie di sfortunate coincidenze. I piloti erano allievi, che non conoscevano ancora bene i loro apparecchi; secondo gli interrogatori della commissione d'inchiesta il loro comandante, il tenente Taylor, avrebbe chiesto di essere sostituito nella missione, probabilmente perché non stava bene. E, per quanto riguarda il Martin Mariner, sarebbe precipitato forse proprio a causa dell'estrema turbolenza segnalata dal comandante stesso.

Kusche ce la mette tutta a demolire le ipotesi fantasiose. Ricorda che nel mondo esistono altre zone “pericolose” come il “Triangolo delle Bermuda”: in Giappone ce n'è una analoga, il “Triangolo del Drago”. E che, percentualmente, le sparizioni registrate non sono più numerose di quelle che avvengono in altri tratti di mare naturalmente pericolosi (a causa di correnti, venti, e altro). Ma è proprio questo impegno addirittura maniacale a rendere il suo libro poco convincente. Insomma, sembrano quasi più plausibili le spiegazioni “impossibili” di Berlitz che quelle “possibili” di Kusche.

Roswell


LA STORIA

L'8 luglio 1947 Il Roswell Daily Record usciva nell'edizione pomeridiana con un titolo a cinque colonne: "La Raaf cattura un disco volante in un ranch nella regione di Roswell".
Si faceva riferimento a un presunto disco volante precipitato il 2 luglio nel Foster Ranch di Corona, circa 120 Km a nord-ovest di Roswell. I rottami del velivolo erano stati ritrovati da Mac Brazel, proprietario del ranch. Secondo la sua descrizione i frammenti erano costituiti da "pezzi di gomma, stagnola, carta piuttosto robusta e asticelle". Brazel decise di parlare della faccenda allo sceriffo, George Wilcox, solo dopo aver appreso la notizia dei "dischi volanti".Lo sceriffo, Brazel e "un uomo in abiti borghesi", sicuramente un militare, andarono sul luogo del ritrovamento e raccolsero quello che rimaneva del "disco". Il materiale pesava meno di tre chilogrammi ed era presente una gran quantità di nastro adesivo sul quale erano stampati dei fiori. Brazel aveva in passato recuperato due palloni sonda nel suo ranch ed era sicuro che quello appena ritrovato non era un oggetto di quel tipo.Il 9 luglio sul Fort Worth Morning Star-Telegram veniva riportato un articolo di James Bond Johnson il quale riferiva che il sergente maggiore Irving Newton, della stazione meteorologica della base aerea di Forth Worth, aveva identificato l'oggetto rinvenuto come un pallone "ray wind", usato per determinare la direzione e la velocità dei venti in alta quota. Le foto scattate da Johnson ritraevano il giovane ufficiale meteorologo che sorreggeva i detriti del pallone recuperato, il quale non sarebbe stato immediatamente riconosciuto perché ignoto al personale della base di Roswell.

L’IPOTESI UFO
A partire da quel momento, il caso Roswell venne dimenticato fino a che due ufologi americani, Stanton Friedman e William Moore, non lo riportarono all'attenzione dei media. I due, dopo aver raccolto una gran quantità di dati e avere intervistato circa sessanta persone collegate in un modo o nell'altro con il caso, pubblicarono nel 1980 il libro The Roswell Incident (pubblicato in Italia con il titolo Accadde a Roswell), contenente i dettagli sul caso.Il nuovo scenario che si stava ipotizzando, però, prevedeva l'esplosione di un disco volante e la conseguente caduta di frammenti sul ranch di Brazel (avvenuta la notte tra il 2 e il 3 luglio), ma il nucleo vero e proprio dell'oggetto sarebbe poi precipitato nella Piana di San Agustin a circa duecento chilometri a ovest di Roswell, dove sarebbero stati recuperati anche i cadaveri di alcuni umanoidi, presumibilmente l'equipaggio alieno del disco.Altri studiosi iniziarono a interessarsi al caso, tra questi due ufologi del Cufos (Centre for Ufo Studies), Kevin Randle e Donald Schmitt, i quali nel libro Ufo Crash at Roswell presentarono argomentazioni secondo le quali l'oggetto rinvenuto non era di origine terrestre. I due infatti passarono in rassegna le possibili "ipotesi terrestri", scartandole tutte (pallone meteorologico, razzo V-2, aereo sperimentale, pallone bomba giapponese Fugo, eccetera).Molte delle affermazioni di Randle e Schmitt vennero però confutate dal ricercatore Karl Pflock il quale, nella sua monografia Roswell in Perspective (marzo 1994), suggerì l'ipotesi che a cadere fosse stato un oggetto "Top Secret".Il 15 febbraio 1994, in risposta a un'inchiesta parlamentare sul caso Roswell, l'aeronautica militare aprì un'indagine interna, atta a chiarire, una volta per tutte, la faccenda: nel 1945, alla fine del conflitto mondiale, una delle preoccupazioni principali dell'America era l'avanzamento dell'Unione Sovietica in materia di applicazioni belliche dell'energia atomica. Il geofisico Maurice Ewing, in un promemoria spedito al generale Carl A. Spaats, comandante delle Army Air Forces, suggeriva un modo per poter rilevare eventuali test atomici sovietici. Aveva infatti scoperto che a una quota di 14 mila metri vi era un "canale acustico" in cui, se la sorgente sonora e il ricevitore si fossero trovate a questa altezza, si sarebbero potute "ascoltare" le esplosioni dovute ai test atomici sovietici. All'epoca però nessun aereo era in grado di arrivare a tali quote e quindi si decise di costruire dei palloni sonda; nasceva il Progetto Mogul. Per la realizzazione dei palloni l'aeronautica stipulò un contratto con la New York University che organizzò il cosiddetto balloon group, diretto da Athelstan Spilhaus. Dopo i primi lanci di prova effettuati tra aprile e maggio 1947 dal campo di football della Leigh University a Bethlehem, in Pennsylvania si decise di spostare il sito di lancio nella base aerea di Alamogordo, New Mexico. Il Volo 4, il primo dalla nuova postazione, fu effettuato il 4 giugno. Il grappolo di 28 palloni in neoprene non era equipaggiato con cartellini per la ricompensa, come era in uso per i palloni meteorologici e forse questo fu uno dei motivi per cui Brazel non riconobbe il materiale come un semplice pallone sonda.Secondo la ricostruzione dell'aeronautica, fu proprio il grappolo di palloni del Volo 4 a cadere nel ranch e la descrizione di Brazel e altri importanti particolari non fanno che rendere estremamente probabile questa ipotesi. E' infatti plausibile che all'epoca si volesse mantenere segreto un progetto così importante e che a parte il balloon group e pochi altri, nessuno fosse a conoscenza del Progetto Mogul.Naturalmente anche questa, come quella extraterrestre, è un ipotesi ed è doveroso dire che non esiste alcun documento ufficiale che dimostri un legame tra il Progetto Mogul e il caso Roswell. L'ipotesi extraterrestre però è sicuramente meno solida dovendo fare ricorso a un'elaborata operazione di cover-up, finalizzata a nascondere fino a oggi le prove del ritrovamento di un disco volante precipitato nel 1947 e dei corpi dell'equipaggio alieno. Risulta inoltre difficile pensare che un'ipotetica astronave aliena possa essere costituita da materiale come gomma, stagnola, asticelle di legno di balsa e nastro adesivo.

UN FILMATO CHE FA DISCUTERE

La storia del filmato dell'autopsia di uno o più alieni di Roswell, che tanto ha fatto parlare la stampa mondiale nell'estate del 1995, comincia due anni prima, quando il documentarista inglese Ray Santilli, titolare di una piccola casa di produzione londinese, la Merlin, si reca negli Stati Uniti alla ricerca di filmati originali sul cantante Elvis Presley.
Nelle sue ricerche Santilli incontra un anziano cine - operatore, tale Jack Barnett (pseudonimo) di 82 anni, un cameraman che avrebbe documentato il periodo della leva del celebre cantante americano. Ma Barnett avrebbe documentato anche qualcosa di ben più importante delle riprese d'epoca di Presley: gli esami e le autopsie dei cadaveri di due esseri extraterrestri recuperati dai militari americani nel 1947 insieme ai rottami di un disco volante precipitato nel Nuovo Messico.
Si tratta di tredici rullini di pellicola in bianco e nero da 35 mm., della durata di 7 minuti ciascuno. Barnett si offre di venderle a Santilli il quale, a sua volta, racconta di aver svolto delle sue indagini sul cameraman, sospettando un bidone.
Barnett sosterrebbe di aver partecipato alle operazioni di recupero del disco caduto a Roswell, di avere fatto copia di parte delle riprese da lui stesso effettuate come operatore militare e di averle conservate di nascosto per 46 anni.
Convinto, il documentarista inglese si sarebbe deciso ad acquistare le pellicole per un prezzo che si aggirerebbe intorno ai 150.000 dollari e le avrebbe portate a Londra, avvicinando alcuni ufologi ma rifiutandosi di far loro vedere le riprese filmate. Almeno fino all'inizio del 1995, quando un noto cantante pop suo amico, Reg Presley, appare su una TV locale raccontando dell'esistenza del filmato.
La notizia non viene ripresa dai giornali, ma non sfugge agli ufologi inglesi, in particolare a Philip Mantle, direttore delle indagini della BUFORA (British UFO Research Association), che a metà marzo del '95 riesce a convincere Santilli a mostrargli una parte del film: 7 minuti di riprese sfuocate e male illuminate all'interno di una tenda, approntata presumibilmente nel deserto del Nuovo Messico subito dopo l'individuazione del disco volante, con due medici o due militari privi di protezioni, senza guanti né mascherine ma con un camice bianco, che esaminano uno strano cadavere annerito, steso su un tavolaccio e coperto da un telo che lascia libere le braccia, la testa e i piedoni della creatura. Che, di primo acchito, parrebbe essere una brutta copia di Mickey Mouse. Una lampada è sospesa proprio all'altezza del petto della creatura, illuminando in maniera fioca la spettrale sequenza. I due medici, al rallentatore, sfilano dal lato sinistro della creatura (o dal braccio) qualcosa di sottile e trasparente, forse una garza o forse l'intestino dell'essere. Purtroppo una valutazione è impossibile, vista la scarsa definizione della pellicola. Se di garze si tratta, vale la pena di ricordare che in un documento inviato da un agente al direttore dell'FBI il 22 marzo del 1950 (e pubblicato a pagina 54 nel libro di Jean Sider Ultra top secret - Ces OVNIs qui font peur, ed. Axis Mundi), si parla del recupero di tre dischi volanti e di diversi umanoidi, fasciati (bandaged) come i piloti durante i test di resistenza alle accelerazioni ad alta quota.
Visto il filmato, Mantle ha ottenuto da Santilli la promessa che avrebbe mostrato in pubblico il filmato al congresso internazionale di ufologia che la BUFORA organizza ogni anno, e che per il 1995 cade il 26 agosto (i giornali hanno erroneamente parlato di una proiezione all'università di Sheffield) e ne ha parlato con un amico giornalista presso un quotidiano locale. La notizia è stata così pubblicata e, incredibilmente, ripresa dalle agenzie di stampa nazionali e poi internazionali, e nei giorni successivi Mantle e Santilli si sono trovati inaspettatamente al centro dell'attenzione dei mass media di tutto il mondo. Le pressioni per vedere il filmato sono state così insistenti che ad aprile è stata annunciata una proiezione pubblica, poi rinviata fino al 5 maggio, quando in un museo di Londra centotrenta invitati (studiosi, giornalisti, ufologi, contattisti e soprattutto potenziali acquirenti dei diritti) venuti da tutto il mondo hanno potuto vedere - ma non riprendere né riprodurre in alcun modo - un altro spezzone delle pellicole di Barnett: si tratta di 18 minuti, relativi all'autopsia di un essere umanoide di bassa statura, con testa grossa, grandi occhi neri, sei dita per ogni mano e piede, una gamba scarnificata, sdraiato su un tavolo all'interno di una stanza, dove si aggirano almeno due medici coperti da una tuta protettiva stile contaminazione nucleare. Successivamente alcuni studiosi avrebbero poi visionato un altro spezzone relativo alla seconda autopsia di un altro essere uguale al primo ma il cui cadavere sembrava meno ben conservato.
La proiezione ha lasciato allibiti i vari ricercatori: l'italiano Roberto Pinotti, del prestigioso Centro Ufologico Nazionale, si è detto favorevolmente impressionato dalle sequenze visionate; decisamente entusiasta Renzo Franchellucci della rivista contattistica Non siamo soli; sullo scettico il pilota Jean Gabriel Greslè, recentemente autore di due libri UFO in Francia; scettici il francese Jean Francois Gille ed il canadese Stanton Friedman, la massima autorità mondiale sul caso Roswell.
Durante la presentazione Santilli ha spiegato chiaramente di non essere interessato all'argomento UFO e all'autenticità o meno del filmato. Suo obbiettivo è ricavarne denaro. Tanto, possibilmente. Un'intenzione che non ha certo contribuito a sedare le polemiche subito avvampate sull'autenticità delle immagini.

E in Italia ...
In Italia, dopo la notizia iniziale, del filmato si è ampiamente parlato sui giornali e nelle televisioni in occasione del Terzo Simposio internazionale sugli UFO tenutosi il 20 e 21 maggio a San Marino e organizzato dal Centro Ufologico Nazionale e dal locale CROVNI, dove Philip Mantle è intervenuto presentando sette diapositive tratte dal filmato dell'autopsia, in due proiezioni a porte chiuse riservate a studiosi e giornalisti, perquisiti uno per uno per evitare che potessero riprendere le immagini, per volere del legale di Santilli, l'inglese Chris Cary.
Anche in questo caso le reazioni degli ufologi sono state differenti: interessato il chimico Corrado Malanga, stupito il sovietico Boris Shurinov, scettico lo spagnolo Javier Sierra, convinto il tedesco Michael Hesemann, allibito il rumeno Ion Hobana, che ha dichiarato: “Il tutto è così incredibile che, al limite, potrebbe essere vero. Le sequenze sono senza dubbio impressionanti ...".
Alcune settimane dopo, del filmato si è nuovamente parlato in una conferenza stampa tenutasi a Roma per pubblicizzare l'uscita di una nuova rivista sugli UFO nelle edicole italiane (Notiziario UFO), e fra l'altro è stato dato particolare risalto alla notizia secondo cui il filmato sarebbe anche in possesso del celebre regista americano Steven Spielberg, che proprio su di esso starebbe costruendo il terzo film della sua trilogia su UFO ed extraterrestri, dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T.
Tale notizia è invero errata. Venne infatti pubblicata nel dicembre 1993 e poi nuovamente nel febbraio 1994 da due quotidiani scandalistici inglesi, il Daily Mirror e il Daily Star, a loro volta ripresi anche in Italia da diversi giornali senza citare la fonte.
Le indagini condotte dallo stesso Philip Mantle nei mesi successivi avevano però portato alla conclusione che la notizia fosse infondata. La casa produttrice di Spielberg, la Amblin Entertainment, ha esplicitamente smentito la notizia. Mantle sarebbe poi riuscito a rintracciare l'autore del falso scoop, un giornalista di pochi scrupoli che avrebbe ammesso di aver saputo del filmato trovato da Santilli e di aver cercato di forzare la notizia mischiando le voci raccolte con informazioni tratte da libri con la fantasia per dare risalto alla cosa.

U.F.O.Mercato
Gli stessi consulenti di Santilli hanno anzi chiaramente spiegato che il loro fine è far lievitare il prezzo del filmato, in vendita. E pare che un'offerta di 7 milioni di dollari da parte della TV israeliana per l’esclusiva mondiale sia già stata rifiutata (ma perché lo stato d'Israele, da sempre ostile alla materia, adesso se ne starebbe interessando così a fondo?). Se ciò corrisponde a realtà la neonata Roswell Entertainment di Santilli conta dunque di ottenere cifre enormi dalla vendita frazionata dei diritti, nazione per nazione.
Per mantenere e anzi far crescere l'interesse del pubblico e dei mass media è stata quindi pianificata una precisa campagna promozionale che prevede uno stillicidio di rivelazioni progressive fino al convegno di Sheffield, una volta venduti tutti i diritti.
Una politica di marketing che non giova certo alla serietà della materia.
Ecco spiegata la segretezza imposta nelle prime visioni riservate, da cui sono solo trapelati racconti orali. In fasi successive si è programmato di rendere pubblici alcuni fotogrammi tratti dal filmato, la notizia (e proiezioni riservate) di altre parti finora inedite del filmato stesso, e discutibili risultati di analisi che sembrino confermare l'autenticità delle riprese.
Santilli ha annunciato la proiezione di un nuovo spezzone filmato, nel quale si vedrebbero anche i frammenti del disco volante precipitato. In alcune interviste, il documentarista ha confermato di aver già concluso alcuni contratti con televisioni americane ed inglesi per la messa in onda di documentari (da lui stesso prodotti) sul filmato, ma solo dopo il congresso di Sheffield. E pochi giorni dopo ha cominciato a raccogliere sulle reti telematiche ordini di acquisto per il filmato in videocassetta, venduto a 35 sterline da pagare subito.
Nel frattempo un gruppo ufologico torinese ha "piratato" le immagini concesse in esclusiva alla tv francese e, in una conferenza stampa in terra milanese, le ha distribuite senza autorizzazione alla stampa locale e nazionale, venendo immediatamente denunciato da Ray Santilli.

Le prime indagini italiane
Quando, alla fine di giugno, molti quotidiani nazionali hanno presentato al grosso pubblico queste immagini, la sezione milanese del Centro Ufologico Nazionale ha avviato immediatamente delle indagini. L'esperto in fisica Luis Lopez ha scannerizzato le sequenze e, con la tecnica dei falsi colori, ha portato alla luce nuovi sconcertanti dettagli.
É utile ricordare nuovamente che tali sequenze mostrano in maniera molto ravvicinata un cadavere di presunta origine extraterrestre, steso su un tavolino metallico.
L'essere ha una testa sproporzionata ed il ventre gonfio (probabilmente di gas intestinali); è completamente nudo e come sesso ha una struttura vagamente simile ad una vagina. Si dirà che non ha né ombelico né capezzoli, e quindi che non è un mammifero (il che non corrisponde a verità). E non ha peli né capelli. Ha sei dita alle mani e ai piedi. Il corpo è piccolo ma massiccio, molto dissimile dagli esili alieni presentati nei libri ufologici.
La creatura sembra più un terrestre deforme che non un vigoroso astronauta interstellare; ma solo a prima vista.
Già, perché studiate al computer dagli esperti scientifici della sezione milanese del CUN, le immagini di Roswell hanno rivelato particolari sorprendenti.

Un pupazzo di gomma?
Una delle prime analisi effettuate dall'esperto in fisica Luis Lopez ha messo in evidenza una profonda ferita nella gamba destra della creatura. Tale ferita si presenta come un largo squarcio sulla parte interna della coscia. Osservando dettagliatamente, è stato possibile persino evidenziare un osso, corrispondente al nostro femore, biancheggiare fra le carni macerate. Questa ferita non sembra dovuta esclusivamente al violento impatto causato dalla caduta del disco volante. Infatti, sebbene nella parte superiore essa sia semicircolare, nella parte inferiore presenta dei tagli frastagliati, tipici dei morsi dei predatori. Morsi appena accennati, quasi che la carne aliena non sia di gusto per le bestie del Nuovo Messico. Ciò contraddice le voci secondo le quali i cadaveri di Roswell non erano stati assaliti dai predatori.
Osservando meglio, notiamo che, nonostante l'asportazione del tessuto e del muscolo interno, la gamba della creatura resta gonfia e tornita. Quasi che l'essere non fosse di carne ma di materiale ben più duro. Come se si avesse a che fare con un pupazzo di gomma o di legno. Successive analisi avrebbero dimostrato l'infondatezza di questa tesi.
Il fisico Luis Lopez avrebbe difatti scannerizzato le immagini e le avrebbe inserite in computer. Attribuendo differenti colori alle varie tonalità di grigio, molti elementi invisibili ad occhio nudo avrebbero svelato molti nuovi dati.
Nelle nuove immagini veniva messa in risalto, ad esempio, una larga bruciatura superficiale sulla coscia sinistra, mentre parecchi ematomi comparivano su tutto il corpo. Inoltre, in una sequenza a mezzobusto, si notavano chiaramente le clavicole e l'attacco del muscolo sternocleidomastoideo.
In definitiva, si aveva l'immagine di un essere dalla struttura ossea e muscolare simile alla nostra, danneggiata per un forte urto. Come se si trattasse di un essere scampato ad un violento incidente, uno scontro in macchina o un UFO-crash. Se si trattava di una mistificazione, indubbiamente era curata sin nei dettagli.
Ma le sorprese maggiori emersero scannerizzando ed ingrandendo un primo piano del volto della creatura.
L'essere, al quale erano state asportate chirurgicamente le palpebre (scure, come quelle dell’alieno sulla copertina del libro Communion), aveva lacrimato abbondantemente. Gli occhi erano lucidi e le lacrime (o comunque il liquido) si era raccolto sotto gli occhi ed era colato sullo zigomo destro. Inoltre il computer aveva evidenziato un nasino di tipo greco, molto fine e sottile. "Con narici decisamente troppo piccole per permettere un'adeguata respirazione ad un terrestre", avrebbe commentato Lopez. "Una creatura così non avrebbe potuto vivere sulla Terra". Alla base del naso c'era una chiazza di sangue che era colata sul labbro superiore, a destra. "Lo stesso sangue si trova sul collo della creatura e sui guanti del medico che le sta sollevando la testa. Sempre ammesso che di sangue si tratti", avrebbe dichiarato Lopez. "Probabilmente il fatto di aver somministrato dei farmaci o dei prodotti chimici“ avrebbe commentato un altro inquirente, l'informatico Samuele Ghilardi, "ha portato alla coagulazione il sangue rappreso nel naso“. Altrimenti ne dovremmo concludere che, diversi giorni dopo il recupero, il corpo dell'alieno aveva ancora il sangue in circolo (nonostante lo squarcio dell'arteria femorale, che porta al dissanguamento in pochi minuti), come se fosse stato vivo sino ad un minuto prima dell'autopsia. E, curiosamente, sul tavolo operatorio non c'era traccia di sangue. Come se il morto tale non fosse stato affatto.
Sempre il computer avrebbe svelato che l'essere aveva le orecchie molto più in basso delle nostre, quasi che fossero attaccate al collo. "Ma se abbiamo a che fare con un umano macrocefalo questo è naturale“, avrebbe obiettato Ghilardi. "E si spiega con la deformazione anomala delle ossa del cranio“. Ancora, il viso dell'alieno era ricoperto di ematomi, invisibili ad occhio nudo. Un colpo secco era stato riportato sulla tempia destra, ed altri ematomi, simili al primo, ricoprivano l'intiero corpo.
Naturalmente, per essere sicuri di non essere vittime di un'abile mistificazione, realizzata con qualche handicappato simile a quelli internati al Cottolengo, abbiamo vagliato a fondo anche una spiegazione terrestre. E abbiamo mostrato le foto ad un'infermiera esperta in patologia. Il responso è stato, infatti, che esistono nella letteratura medica specialistica esseri deformi di questo tipo. Questa tesi sarebbe stata sostenuta in luglio anche dal noto cattedratico Pierluigi Baima Bollone, lo stesso che alcuni anni or sono, studiando la Sindone, ne avvallò l'autenticità (poi demolita dalle analisi di tre differenti laboratori).

Esami medici
Sempre per verificare la tesi dell'handicappato, il responsabile medico della sezione milanese del Centro Ufologico Nazionale, inquirente Francesco Antico, avrebbe sottoposto, separatamente le immagini a tre medici dell'ospedale S. Paolo di Milano. Il giudizio dei tre esperti, un chirurgo, un ortopedico traumatologico ed un perito legale, è stato unanime, sebbene i tre esperti siano stati presi separatamente: dalle foto non è possibile stabilire se il caso sia un falso o se sia reale. Più interessante, invece, l'analisi dei ferri chirurgici che si intravedono in una foto. Rivoltosi ad un chirurgo che ha operato per anni in America, Antico ha potuto accertare che: gli attuali bisturi, in uso da una ventina d'anni a questa parte, misurano solo 13.50 cm. I ferri che si intravedono nelle foto sono invece più lunghi, e sono del tipo utilizzato negli anni '40 per gli interventi. Misuravano 18-20 cm e erano composti da un unico blocco in alluminio (a differenza dei nostri, monouso in plastica - cioè usa e getta e quindi supersterili -, con lametta di 3 cm). Tuttavia questi ferri d'epoca vengono utilizzati ancora, in America. Per le autopsie. Colà dove non sia richiesto l'utilizzo di strumenti assolutamente sterili.
Che i ferri siano dell'epoca è stato confermato anche all'inquirente Amos Migliavacca da un anziano dottore melegnanese.
Per quanto riguarda il tavolino operatorio, un'indagine dello stesso Migliavacca ha portato alla scoperta che per le autopsie si utilizzano tavoli in marmo bianco (e non ad esempio, in alluminio o in legno). Il tavolo delle fotografie è decisamente metallico, sebbene non rifletta la luce delle lampade puntate sul corpo dell'alieno (come si ricava dall'analisi computerizzata delle ombre). E questo porta a pensare che l'autopsia sia stata effettuata non in un gabinetto specialistico ma, come confermato recentemente dallo stesso Santilli, in una sala d'ospedale. O in un pronto soccorso di una base militare, attrezzata per cure generiche e non specialistiche. Lo stesso Baima Bollone ha confermato che i ferri che si intravedono sono chirurgici ma non autoptici.
La bacinella contenenti i bisturi corrisponde ai modelli utilizzati in chirurgia. Sfortunatamente non è stato possibile determinarne il materiale (se fosse stata di alluminio ci saremmo trovati di fronte ad un falso, essendo l'alluminio di recente impiego in medicina).

Il telefono sulla sinistra
Amos Migliavacca avrebbe condotto una ricerca presso la Telecom italiana e avrebbe scoperto che il telefono a filo, che si scorge in una sequenza, non era in uso nel nostro Paese nel '47. Ma lo sarebbe stato in America, come confermatoci anche dall'ufologo inglese Phillip Mantle, il ricercatore che sta seguendo il caso per conto di Santilli. "Ed è comprensibile“, avrebbe appurato un altro responsabile CUN-Milano, il ricercatore Giovanni Greatti, informatico IBM, "difatti tutte le basi militari americane di una certa importanza erano dotate degli strumenti all'epoca più sofisticati. Come gli avveniristici telefoni a filo“.

Conclusione ... momentanea
Il 31 luglio 1995 la stampa di tutto il mondo, partendo da un articolo dell'inglese Sunday Times, avrebbe smontato il caso, basandosi sulle rivelazioni degli esperti della televisione Channel Four. Costoro in particolare contestano il fatto che non si conosca la vera identità del cineamatore, la scarsa professionalità del medico autoptico e la scritta di classificazione che si scorge ad un certo momento nel filmato. Optando così per la tesi di un film di fantascienza anni '60. In realtà, al momento, tali spiegazioni non reggono. L'identità del cameraman (secondo alcuni, l'operatore Nicholas Van Poppen citato nel libro di Berlitz e Moore Accadde a Roswell) non è determinante ai fini della genuinità della pizza. Così come le scritte in codice, sinora sconosciute, potrebbero appartenere ad un sistema di classificazione non in uso al Pentagono ma a forze superiori. Se è vero quanto sostenuto dal fisico e rivelatore Bob Lazar, che oltre al top secret la CIA ed il Majestic 12 utilizzano altri 37 livelli di segretezza, non stupisce il non conoscere in dettaglio tutti i codici riservati.
In realtà il problema è un altro. Stabilire l'autenticità di un filmato partendo da pochi fotogrammi è un'epica impresa, di difficile realizzazione. Saranno indubbiamente necessarie altre verifiche incrociate sulle fonti. Molti dei dati sinora raccolti ci portano a sospendere qualsiasi giudizio, sia sull'autenticità che sulla falsità della situazione. Il problema è stabilirne la data esatta del crash, la collocazione storico-geografica, la credibilità medica e storica. Oltre ad una verifica, in ultima analisi, delle credenziali del cameraman. Ulteriori indagini espletate dagli ufologi Roberto Pinotti e Maurizio Baiata hanno portato alla scoperta del fatto che il crash si sarebbe verificato ai primi di giugno del '47 presso Socorro, e non ai primi di luglio dello stesso anno a Corona-San Augustin. In altre parole, il filmato di Roswell ... non è di Roswell. A questo punto non è da escludere che o Barnett o Santilli, per aumentare il valore (e quindi il prezzo) del filmato lo abbiano attribuito al più famoso crash del mondo. Ma non potremmo nemmeno escludere che tale crash sia avvenuto molto più recentemente in qualsiasi parte del mondo (ammesso che di crash si tratti). Se poi l'evento risale ai primi di giugno, prima della nascita ufficiale dell'ufologia, se ne dedurrebbe che il governo americano era al corrente della questione UFO prima ancora che questa nascesse esplodendo con forza dirompente dopo il caso Arnold. In tal caso sarebbe legittima la censura del celebre rapporto consegnato al generale Vandemberg dai servizi segreti dell'Aeronautica, rapporto che sanciva l'esistenza dei dischi volanti. Vandemberg, quale preteso membro del Majestic 12, avrebbe saputo tutto già da tempo. Ma siamo già nella fantascienza. E nel revisionismo.
Personalmente ci auguriamo che i primi studi del CUN, a Milano come a Firenze e a Roma, servano da stimolo per quei ricercatori che preferiscono impegnarsi nella ricerca della verità, anziché perdersi in polemiche sterili ed infinite che il filmato di Santilli ha inevitabilmente innescato in tutto il mondo.

Autopsia dell'Alieno. Nuove prove a favore
Dopo il meeting internazionale tenutosi a S.Marino il 7 e l'8 settembre 1995 sulle analisi dell'autopsia del presunto alieno
di Roswell, diversi scienziati ed ufologi italiani si sono interessati alla pellicola e alla vicenda. Ed hanno ottenuto da Ray Santilli, il produttore inglese che detiene i diritti del filmato, ulteriori dettagli che sembrano confermare l'effettiva natura aliena dell'essere sezionato.

L'incontro di Lugano
Riunitisi a Lugano il 6 ottobre 1995, diversi esperti italiani e svizzeri hanno commentato a caldo i risultati delle prime indagini. Fra i presenti, il sociologo Roberto Pinotti, il giornalista Maurizio Baiata della rivista Notiziario UFO, i ricercatori Candida Mammoliti, Gianni Bianchi e Gianco Scolari del Centro Ufologico Svizzera Italiana.
"Innanzitutto l'essere del filmato non può essere definito una femmina. - faceva notare Baiata - Ha una struttura simile ad una vagina ma internamente, come si può vedere durante l'autopsia, non ha utero. E nemmeno visceri. Quindi la pancia gonfia non è data dai gas intestinali ma potrebbe essere invece una caratteristica naturale di questo essere. Il che spiegherebbe le sei dita dei piedi, che servono a mantenere la posizione eretta“.
"Questo è un dato molto interessante - faceva notare un altro ricercatore - perché la creatura dell'autopsia ricorda molto da vicino alcuni alieni incontrati il 14 agosto del 1947 da un professore italiano, a Raveo. Il testimone in questione, un certo Johannis Rapuzzi, aveva incontrato nella boscaglia due nanerottoli alti circa un metro, dalla pelle verdognola e con occhi molto grandi, simili a quelli della creatura del filmato. Questi esseri avevano molte dita - Rapuzzi parlò di mani a grappolo - e portavano sulla cintura una specie di cassettina. Curiosamente, secondo la testimonianza di Jack Barnett, il cameraman che avrebbe filmato l'autopsia di Roswell, anche i suoi alieni avevano delle strane cassette, questa volta strette al petto. Sebbene gli scettici sostengano che l'essere dell'autopsia sia troppo umano e molto diverso dai classici alieni associati alla caduta del disco di Roswell, non dimentichiamoci che creature di questo tipo, tozze, muscolose e macrocefale, ricorrono ripetutamente nella casistica ufologica. A Valensole, in Francia, nel 1965 un fattore ebbe un faccia a faccia proprio con un essere di questo tipo. E a detta di due agenti dell'Intelligence americana, gli alieni da loro recuperati avrebbero tratti somatici proprio di questo tipo: occhi grandi, naso stretto, niente denti ma una zona gengivale dura ...“.

Le analisi della scienza
Diverse sono state le reazioni di alcuni scienziati italiani, chiamati a consulto il 16, 17 e 18 ottobre 1995 nel corso della trasmissione Format UFO, interamente dedicata al caso Roswell. Sul fronte degli scettici irriducibili, convinti di assistere alla sezione di un pupazzo, gli astronomi Franco Pacini, Steno Ferluga e Margherita Hack e l'esperto di fiction cinematografica Carlo Rambaldi, papà del pupazzo E.T.
Proprio quest'ultimo si è detto convinto di avere a che fare con un manichino malamente realizzato. "Basta guardare la conformazione degli occhi. Sono troppo larghi, il che significa che internamente i due bulbi si incastrano uno con l'altro. E questo è impossibile. Non abbiamo a che fare con un vero essere vivente ma con una finzione“.
Pareri più tecnici e qualificati sono stati forniti dal professor Pier Luigi Baima Bollone, ordinario di medicina all'Università di Torino, e dall'esperto informatico Nello Balossino.
Il primo si è detto decisamente scettico sugli alieni in generale, il secondo invece non ha preso posizione. Tutti e due, comunque, non hanno negato decisamente la validità del filmato ma si sono limitati a rimarcare eventuali stranezze e anomalie della creatura sottoposta ad autopsia.
Bollone in particolare ha dichiarato: "Questo essere ha delle orbite molto grandi e una bocca larga da cui spuntano le cuspidi di due denti. La faccia però è piatta. Questo fa ritenere che non vi sia la muscolatura propria dell'uomo. Nella ripresa dell'extraterrestre non si rilevano strutture di questo tipo; è un soggetto che ha diversità anatomiche sostanziali con la nostra specie, che lasciano veramente perplessi. Il supposto extraterrestre non ha il gioco mimico tipico dell'uomo. Inoltre quando si osserva l'interno del corpo si vedono delle strutture che non corrispondono al corpo umano. C'è una specie di fegato che non si trova al posto giusto e non ha la forma classica di quest'organo. Abbiamo insomma che fare con un non-senso biologico ...".
Ma questo non esclude affatto una possibile natura aliena della creatura. Pure, Bollone è categorico e parla di un artefatto, quasi a sottintendere un cadavere umano assemblato in qualche modo con organi di vario tipo.

Il filmato mancante
"Sono state dette e scritte molte sciocchezze sulla creatura dell'autopsia", ha dichiarato il giornalista Baiata. "In primo luogo non è vero che la ferita alla gamba destra sia stata ritoccata con qualche trucco, come ha detto qualcuno. Ho parlato con Ray Santilli, il quale ha avuto molti dettagli dal cameraman. E abbiamo scoperto che il trucco altro non era che del cicatrizzante utilizzato dai dottori nel tentativo di salvare quella creatura. Inoltre quello che si vede nell'autopsia è costituito da materiale di scarto. Barnett ha tenuto per sé solo i fotogramnmi che andavano ripuliti e lavorati e ha inviato al Pentagono le bobine con le sequenze migliori. Se osserviamo attentamente il filmato dell'autopsia vediamo che ci sono continuamente dei vuoti e dei tagli. Questo perché mancano le sequenze più interessanti, che sono state spedite alle Forze Armate. Non c'è, ad esempio, la ripresa del cervello o diversi dettagli dell'autopsia. Già all'inizio si vede un orologio indicare le 10.05 e, pochi istanti dopo, le 10.25. Il che significa che già all'inizio c'è un buco di ben venti minuti. Durante i quali i dottori toccano il petto dell'essere in un certo modo, quasi a volerlo rianimare con un massaggio cardiaco. L'intera autopsia, poi, avviene senza una telecamera fissa sopra il petto del cadavere, come si usa in genere, per mancanza di spazio; dico questo in risposta agli scettici che contestano la qualità delle immagini ...“.
Alle stesse conclusioni, circa la pellicola, è arrivato anche Bruce Maccabee, un fisico ottico della Marina statunitense, che, dopo avere visionato la pellicola, ha commentato: "La tecnica del cineoperatore ci indica chiaramente che usa un obiettivo a fuoco fisso. Quando si avvicina troppo le immagini vanno fuori fuoco. Inoltre l'operatore non guardava attraverso l'obiettivo ma usava il vewfinder e quindi non riusciva a rendersi conto di quando le immagini potessero risultare sfuocate in fase di ripresa. I cambiamenti della luminosità sono causati dal riversamento in video. La pellicola è stata prodotta fra il 1943 ed il 1957 dalla Kodak. Il 1947 compare su un codice numerico impresso sulla pellicola e ciò significa che questa risale a quell'anno ...".
"In realtà mancano troppi pezzi del filmato perché si possa liquidare la faccenda come un falso - dichiara Baiata - Tra l'altro non dimentichiamoci che esiste anche un'altra autopsia che io ho visto e che si riferisce ad un essere identico a questo. Sfortunatamente questa pellicola è stata venduta da Santilli ad un magnate tedesco che l'ha voluta tenere tutta per sé. E non mi si venga a parlare di pupazzi scenici. Se si fossero utilizzati dei manichini, nell'ipotesi di un falso, l'operazione sarebbe stata oltremodo costosa; di pupazzi ne sarebbero serviti almeno tre per le singole fasi di ogni autopsia (e quindi almeno sei pupazzi complessivi, essendo due le autopsie) e a che pro spendere tutti questi soldi?".
Da parte sua il sociologo Pinotti ha aggiunto: "E non dimentichiamo che esiste anche un altro frammento di pellicola, lungo sei minuti e visionato solo da pochissimi esperti, circa un primo esame da parte dei militari di uno dei cadaveri recuperati nel deserto. La scena si svolge sotto un tendone e si vede l'essere steso sul tavolo, coperto da un telo e circondato da due medici a viso scoperto che sembrano sfilargli delle bende da un fianco. Apparentemente questo esame a vista sembra riferirsi ad una creatura diversa. In realtà, osservando meglio, notiamo che si tratta dello stesso essere, vestito e con un paio di grossi scarponi. I due dottori lo stanno spogliando e gli stanno sfilando i calzari. Per questo al momento dell'autopsia l’essere del filmato è completamente nudo ...".

Un secco commento di Stanton Friedman
Di diverso parere è invece il fisico nucleare Stanton Friedman, uno dei massimi ufologi del mondo e grande esperto del caso Roswell, che, scettico sul filmato, ha commentato: "Ritengo che stiamo vedendo una vera autopsia di un vero morto. La mia impressione, per la strana conformazione del corpo e che si tratti di un essere con la sindrome di Turner, una malattia genetica che colpisce solo le donne, cui non si sviluppa il seno, hanno strane orecchie e il palato rialzato e altre caratteristiche corrispondenti alla creatura del filmato ...".
Ma una secca smentita viene proprio da un altro scettico, il professor Bollone, che dichiara: "Questa struttura troppo vicina a noi e allo stesso tempo troppo distante rende assurda una comunanza e adombra l'esistenza di un trucco. Si sente dire che il cadavere dell'alieno sarebbe un malformato con la sindrome di Turner. Escludo questa ipotesi. Nella sindrome di Turner non ci sono quasi mai sedi dita. Nell'ipotesi di un malformato si potrebbe pensare ad una malformazione genetica, come la trisomia ...".
"Malformati? Può darsi, ma di che tipo?", ha commentato lo studioso milanese Angelo Elifani, che ha messo a confronto le immagini dell'autopsia con le foto di alcuni deformi sottoposti alle radiazioni di Chernobyl. "Confrontando la foto di un bimbo macrocefalo con l'essere di Roswell si nota una grande differenza. Nel primo caso, a parte l'aumento abnorme del cranio, i tratti somatici restano decisamente umani. Ma questo non succede nel soggetto filmato da Barnett.
Certo, potremmo pensare a esperimenti di guerra nucleare. In una parete della stanza autoptica si vede la scritta "Pericolo tempo massimo due ore". Questo è significativo perché dopo due ore si rischia la contaminazione radioattiva. E l'essere dell'autopsia ha ampie chiazze nere, quindi potrebbe essere stato esposto a forti dosi di radiazioni ...".
Ma ancora una volta c'è un enigma. Il professor Balossino ha notato come l'essere abbia un foro nella testa. E Bollone ammette: "Grazie all'elaborazione elettronica notiamo sulla regione frontoparietale una ferita da arma da fuoco. Si tratta di una lesione da sparo. La presenza di schegge permette di stabilire che il colpo d'arma da fuoco sia stato esploso a 30-40 centimetri di distanza ...".
E questo conferma il racconto del cineoperatore, convinto che l'essere dell'autopsia fosse stato ucciso dagli altri militari ...

Alla guida del Disco Volante
Ulteriori dati interessanti, che renderebbero troppo elaborata la tesi della falsificazione, riguardano i frammenti delle cassette che presumibilmente i quattro alieni precipitati a Magdalena stringevano al petto. Nella parte finale del filmato si vede un militare maneggiare le scatolette, apparentemente di cinquanta centimetri per trenta. Sopra di esse sono incise le impronte a sei dita delle due mani. E questo induce a pensare ad una sorta di codice di riconoscimento personalizzato, sullo stile delle impronte digitali. Se queste placche, come ha sospettato qualcuno, erano i pannelli di comando del disco volante, allora gli alieni conducevano una guida dolce e rilassata, indice di una civiltà più evoluta rispetto ad un popolo che stringe nervosamente un volante.
"C'è un fatto curioso. - ha aggiunto Pinotti - Ricordo il caso di un italiano che sosteneva di essere stato rapito dai piloti di un UFO diversi anni fa. All'epoca quest'uomo mi disse che i suoi rapitori avevano sei dita ... Tra l'altro, secondo le antiche mitologie, le sei dita sono sempre state segno di grande distinzione, di provenienza divina ...".
E se i militari avessero ucciso un rappresentante di una civiltà spiritualmente molto più evoluta? In tal caso non dovremmo più chiederci, perché gli alieni non prendano contatto con noi ...


I DUBBI

OPINIONI PRO
Nel 1955 la comparsa sulla scena internazionale del famoso “Roswell Footage” verosimilmente realizzato all'epoca dal fantomatico cameraman militare USA Jack Barnett e di proprietà dell'inglese Ray Santilli ha galvanizzato, comprensibilmente, l'interesse del pubblico e dei media. In Italia la trasmissione «Misteri» di RAI DUE ha curato in tre puntate la diffusione televisiva del filmato, proponendosi di fare chiarezza sull'argomento. Al di là della questione di Roswell, dunque, il filmato di Santilli mostrava o no un essere extraterrestre sottoposto ad autopsia?
Contrariamente agli intendimenti degli organizzatori e al grande successo di audience della trasmissione, purtroppo, il pubblico italiano non è stato in grado di capire e tanto meno di giudicare. A differenza di quanto è avvenuto ad esempio in Francia ed in Inghilterra, infatti, in Italia la polemica è stata monopolizzata dagli scettici del CICAP, il cosiddetto «Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale» ispirato all'analogo ente statunitense CSICOP, che alla fine hanno fatto prevalere, anche grazie ad una certa loro abilità nel pilotare in tal senso alcuni organi di stampa, l'idea che fosse tutta una montatura. Ciò a tutto scapito di una ricerca seria. Si è così falsamente imposta l'idea che il supposto "alieno" sezionato fosse, come insulsamente affermato da una astronoma nonostante il parere tecnico contrario del prof. Pier Luigi Baima Bellone (patologo di fama internazionale e consulente d'ufficio), un "manichino"; ovvero, poi, che ci si trovasse di fronte ad un soggetto umano caratterizzato da malformazioni genetiche: ma né la "sindrome di Turner" né la "progeria" possono dare ragione delle caratteristiche fisiologiche dell'essere vivente sottoposto ad autopsia mostrato dai filmato, come ricorda Baima Bollone. E allora? E allora niente. Il filmato è stato liquidato con arroganza e fretta dal CICAP e perfino da un sedicente centro ufologico suo fiancheggiatore, il CISU; e senza alcun reale argomento a discarico, gli è stata assegnata la "bufala d'oro" annualmente messa in palio a livello simbolico dai "campioni" dello scetticismo nostrano. Alla faccia dell'obiettività ...
Indubbiamente, la mancata pubblicizzazione in Italia di certi dati scomodi (che solo la pur diffusa rivista del Centro Ufologico Nazionale, "Notiziario UFO", ha divulgato senza bavagli di sorta) è stata, per il nostro pubblico, una piccola tragedia a livello scientifico e informativo. Ma c'è di peggio, in fondo. E grazie al cielo la gente non ha il proverbiale "anello al naso", e sa anche pensare da sola e nonostante tutto senza interventi «salvifici» di agnostici consulenti televisivi che in realtà non hanno nulla da dire.

Immagini tratte dal "Santilli Footage"

Come giustificare. infatti, l'esistenza ormai evidente anche di un secondo filmato della stessa fonte mostrante una seconda autopsia di un altro essere del tutto simile (ma senza le vistose ferite caratterizzanti il primo)? È chiaro che a questo punto l'idea della mistificazione, pur macabra, vacilla. Si dovrebbero contemplare due esseri umani affetti dalla stessa, ignota, patologia genetica che li renderebbe così anatomicamente "diversi" (due gemelli?), morti contemporaneamente ed entrambi sottoposti ad autopsia negli anni Quaranta o Cinquanta per non si sa quale ragione (e da chi).

Il maggiore Marcel fa vedere i resti del pallone scambiato per Ufo. Quasi nessuno gli ha creduto.

Il pressappochismo degli esponenti di un "establishment" timoroso di mettere in discussione presunte e immutabili "certezze" date per acquisite in nome di una sufficienza fuori luogo e di un male inteso concetto di "Scienza" viene così a galla in tutta la sua gretta mediocrità, fondata solo su una spocchiosa logica di potere che ha ormai fatto il suo tempo. Non sulla ricerca e sulla verifica. E che dire, poi, dei cosiddetti "pannelli di comando" anticipanti comandi digitali a sensori di ben difficile concezione negli anni Cinquanta? Oppure le travi metalliche "a doppio T" rinvenute fra i presunti rottami dell'UFO, esibite nel "Roswell Footage" sotto una tenda da campo e mostranti strani simboli? L'unico ad aver visto nel 1947 i frammenti, il figlio del maggiore Marcel, oggi non si sente di escludere che possa trattarsi di materiale genuino. Lo è davvero? E' difficile rispondere, a tutt'oggi.
Cosa concludere? Pur avendo vissuto da protagonista la suddetta polemica, ritengo che non sia questa la sede per stabilire se il filmato d'epoca - coerente in tutto o quasi con la situazione ed il contesto degli anni in cui sarebbe stato realizzato - in possesso di Ray Santilli sia autentico o meno, al pari di quello della "seconda autopsia", detenuto dal socio tedesco di Santilli, Volker Spielberg (e che non ha alcun rapporto con l'omonimo regista di Hollywood). Sulla questione le indagini sono e restano più che mai aperte, e va al CUN (Centro Ufologico Nazionale) il grande merito di averle portate avanti per quanto riguarda l'Italia, obiettivamente e senza pregiudizi. Altri e nuovi elementi, infatti, dovranno essere affrontati serenamente ma concretamente, al di fuori della bagarre creata da un lato da chi ha mercificato questi documenti storici, e dall'altro da chi ha solo e comunque l'interesse a ritenerli (e a farli ritenere) falsi. E dalle inesattezze e contraddizioni di entrambi.
Quello che conta è che, oggi più che mai, il caso Roswell infiamma la polemica. Al di là del "Roswell Footage", infatti, un'inchiesta parlamentare voluta in U.S.A. ha comunque dato i suoi frutti. Vale la pena di parlarne brevemente, affinché l'oggetto di questo preciso e circostanziato rapporto di Gildas Bourdais sia visto nella giusta ottica una volta di più. Quella del tentativo di occultare la realtà dei fatti in nome del Segreto Militare, ieri come oggi, su quello che è forse l'evento più importante della nostra epoca.
Oggi, com'è noto, l'USAF (l'aeronautica militare USA) sostiene ufficialmente che a Roswell sarebbe caduto un banale pallone riferito alle attività di un Progetto Mogul collegato ad operazioni di spionaggio nei confronti dell'URSS. Tutto ciò non solo contrasta con la dichiarazione - diramata dal comandante Blanchard tramite l'addetto stampa della base, l'allora tenente Walter Haut - rilasciata ufficialmente ai media e confermante inequivocabilmente il recupero di un disco volante (il tutto fu poi smentito dal generale Roger Ramey che accreditò la versione del pallone); ma anche con decine e anzi ormai centinaia di testimoni, diretti e non. Dal maggiore Jesse Marcel con sua moglie e suo figlio, all'allevatore Mac Brazel; dal pilota R. Shirkey all'addetto alla sicurezza F. Kaufmann; dall'operatore cimiteriale G. Dennis a ex-ufficiali superiori, come il colonnello T.J. DuBose; e dalla vedova del pilota O. Henderson, Sappho, alla moglie dello sceriffo G. Wilcox, Inez. E la lista potrebbe continuare.


Schema, in tre segmenti, del gruppo di palloni del progetto Mogul. I protagonisti della prima fase dell'Ufo crash l'avrebbero scambiato per un disco. I tre bersagli radar (quelli a forma di aquilone erano costituiti di carta rivestita da una lamina di alluminio riflettente il tutto sostenuto da asticelle di balsa. (Disegno tratto da "Il caso Roswell" di G. Bourdais, Mediterranee 1997). Certo che è difficile credere che gente come il maggiore Marcel, pilota di bombardiere ed esperto di aerei, si sia fatta ingannare confondendo queste strutture per un Ufo.

Oggi è in realtà chiaro che (proprio come ha fin dall'inizio suggerito il prof. Stanton Friedman, uno dei maggiori inquirenti sull'episodio) a Roswell sono davvero caduti uno o più oggetti volanti non convenzionali, e il loro recupero (con successivo trasferimento alla base USAF - Wright Patterson) resta ammantato dal più fitto top secret e da una operazione di "cover up" tuttora in corso.
E’ quanto, appunto, ha confermato infine l'inchiesta del GAO (Generly Accounting Office) innescata dal parlamentare USA onorevole S. Shiff, che ha altresì potuto verificare l'avvenuta distruzione "per errore" di importanti documenti militari d'epoca sul caso: una "damnatio memoriae" che forse si spiega solo col più geloso e calcolato segreto di Stato, giustificato dalla paura di non essere in grado di controllare le reazioni della gente di fronte alla più traumatica rivelazione della storia: il fatto che non siamo soli nell'universo, e che (rispetto ad altri che magari ci visitano da tempo) siamo con ogni probabilità una civiltà di serie B. Una verità ben dura da accettare per la Potenza egemone di questo pianeta, gli U.S.A.
OPINIONI CONTRO - 1
Il 16, 17 e 18 ottobre del 1995 la trasmissione "Misteri, speciale Ufo" (Raidue), condotta da Lorenza Foschini, mandava in onda per la prima volta in Italia la famosa "Autopsia dell'Alieno". Le immagini mostrano quelle che dovrebbero essere le riprese di un intervento autoptico su di un essere dall'aspetto umanoide, glabro e, a prima vista, privo di alcuni caratteri distintivi dei mammiferi come i capezzoli e l'ombelico. Ha il ventre rigonfio, grandi e scuri occhi neri e sia le mani che i piedi presentano un polidattilismo di sei dita. Nel video si vedono tre uomini coperti da ingombranti tute, maschera e copricapo chirurgici. Dietro un pannello trasparente c'è un altro medico, anche lui con camice, mascherina e copricapo. Uno dei tre medici opera un'incisione a Y sul torace dell'essere ed estrae diversi organi. Da ciò che si riesce a cogliere, nessun organo sembra somigliare a quelli umani. L'attenzione si sposta poi sugli occhi, ricoperti da una sorta di lenti nere, che, una volta rimosse, rivelano un bulbo oculare interamente bianco. A questo punto viene aperto il cranio con una sega a mano e rimossa la materia cerebrale.Il filmato, in bianco e nero e senza sonoro, dura circa ventuno minuti, mentre l'autopsia (a partire dal momento dell'incisione del torace), un'ora e un quarto. Le riprese sono molto movimentate e presentano diversi tagli. Oltre alla trasmissione della Rai anche il CUN (Centro Ufologico Nazionale) diffuse successivamente il filmato nella videocassetta "Caddero sulla Terra. Il caso Roswell", allegata alla rivista Notiziario Ufo.Tutto era iniziato nel marzo del 1995, quando il produttore londinese Ray Santilli dichiarò di aver acquistato alcune bobine da un ex cineoperatore militare di ottantatre anni di nome Jack Barnett. Questi avrebbe filmato nel 1947, quando era di stanza a Washington, i rottami di un disco volante precipitato nel New Mexico, le autopsie di due alieni recuperati, la ricognizione di uno strano essere all'interno di una tenda da campo (il famoso "Filmato della Tenda", ritenuto un clamoroso falso), le immagini dei rottami del disco e altre sconvolgenti e ancora ignote sequenze. Barnett affermò che, dopo aver sviluppato le pellicole fece una prima consegna. Il resto del materiale non venne però mai restituito ai militari: l'Usaaf (United States Army Air Force) non venne mai a ritirare le altre bobine, malgrado fosse stata più volte invitata a farlo dallo stesso Jack Barnett.La storia raccontata da Santilli è stata più volte modificata per venire incontro alle numerose critiche mosse da alcuni ricercatori. Il discorso fondamentale però è che nessun altro, tranne Santilli, ha mai visto il filmato proiettato dalle pellicole originali e questo ha fatto nascere non pochi dubbi sulla reale esistenza delle stesse. Esistono solo alcuni frammenti di una pellicola, dei quali però non è mai stata dimostrata l'appartenenza alle presunte bobine originali. Essi infatti non mostrano alcuna immagine ricollegabile con il video. Proprio per tali motivi la Kodak si è rifiutata di effettuare analisi su frammenti di questo tipo. Le richieste della Kodak, infatti, sono state molto precise: cinquanta fotogrammi in cui sia ripresa la creatura, in modo da effettuare analisi della spaziatura dei fori delle perforazioni, mutata intorno al 1955 per adeguarsi ai nuovi equipaggiamenti. Per portare a termine i controlli sarebbe inoltre necessario effettuare un piccolo foro su un fotogramma, così da determinare la composizione chimica della pellicola.Un discorso a parte merita l'analisi della tecnica di ripresa. In un articolo pubblicato sul Mufon Ufo Journal del marzo 1996, Kent Jeffrey, coordinatore dell'International Roswell Initiative, riporta le impressioni di tre esperti cameraman di guerra: Joe Longo, presidente dell'International Combat Camera Association; Bill Gibson, che fotografò i primi lanci di V-2 e che lavorò negli anni Quaranta a due progetti dell'Air Force sugli Ufo; il tenente colonnello a riposo Daniel A. McGovern, attivo in Europa durante la Seconda guerra mondiale sui bombardieri B-17, l'operatore che riprese per primo Hiroshima e Nagasaki dopo il lancio delle bombe atomiche. Secondo i tre cameraman, già nel 1947 si utilizzavano pellicole 16 millimetri a colori per tutti i progetti importanti e per tutte le procedure mediche. Nel caso in cui queste fossero state particolarmente importanti si utilizzavano due cineprese fisse (e non mobili come si evince dal filmato). Inoltre era sempre presente un fotografo che inevitabilmente veniva inquadrato dalle telecamere. Tutto questo non appare nel filmato di Santilli. I tre militari ritengono le riprese di pessima qualità e, commenta Joe Longo, "se qualcuno nella mia unità avesse girato un filmato del genere sarebbe finito in cucina a pelare patate". I cameraman muovono critiche anche riguardo le etichette riprodotte nelle fotocopie distribuite da Santilli. Il timbro in esse raffigurato, anche dopo ricerche presso gli archivi nazionali, non apparterrebbe ad alcun dipartimento degli Stati Uniti.Ma veniamo all'autopsia vera e propria. Secondo autorevoli esperti anatomo-patologi come il dottor Paul O'Higgins dello University College di Londra e il Professor Pierluigi Baima Bollone, ordinario di medicina legale all'Università di Torino, l'operazione è stata eseguita senza alcun metodo e non è stata effettuata da un patologo. "Non ci siamo come manualità", afferma Baima Bollone, "non ci siamo come tempi, non ci siamo come ferri. Non vengono eseguiti prelievi e mancano i ferri necessari". Anche per quanto riguarda l'aspetto antropomorfico del presunto alieno il patologo Ed Uthman e lo stesso Baima Bollone concordano nel ritenerlo un "non senso biologico", cioè l'essere ha una struttura troppo simile a quella umana per non avere alcune caratteristiche proprie degli umani stessi. Le analisi computerizzate del professor Nello Balossino, ordinario di Informatica presso l'Università di Torino, hanno inoltre messo in evidenza la presenza sia dei capezzoli che dell'ombelico celati, probabilmente, dall'utilizzo di cerone: "nella costruzione dell'essere", afferma Baima Bollone "potrebbe essere stato usato del materiale autoptico, il che giustificherebbe la presenza del cerone".Dell'autenticità del filmato non solo non esiste alcuna prova concreta, ma nemmeno un piccolo indizio. Di contro ne esistono moltissimi che possono indicare che il presunto alieno potrebbe essere un artefatto realizzato con elementi sintetici e parti anatomiche umane di persone affette da una qualche malformazione genetica. Per dimostrare, infine, che la realizzazione di un simile filmato non è impresa impossibile, un gruppo di amici, guidati da Andrea Zoboli, ha realizzato un filmato simile al film in questione. L'operazione, in questo caso, è avvenuta su un alieno costruito e modellato utilizzando tecniche proprie degli effetti speciali cinematografici. Il filmato è stato mostrato per la prima volta nel corso del VI Convegno Nazionale del CICAP (Padova, 1999).
OPINIONI CONTRO - 2
Nel luglio 1947 degli strani detriti caduti dal cielo furono rinvenuti in un ranch del New Mexico (USA) e subito recuperati dai militari della vicina base aeronautica di Roswell. Si trattava di fogli di materiale simile a plastica metallizzata, bastoni di legno leggero, nastri, anelli di alluminio, ed una piccola scatola. In quel periodo si parlava molto dei primi avvistamenti di UFO, ed una sorprendente ed incauta dichiarazione di un portavoce della base citò un "disco" recuperato. Una conferenza tenuta subito dopo chiarì però che si trattava, più banalmente, dei resti di un pallone metereologico, e dello schermo riflettente a forma di disco che permetteva ai radar di seguirlo.
Per 35 anni la comunità ufologica internazionale dimenticò il fatto - considerandolo "spiegato" - fino agli anni 80, quando i giornalisti William L. Moore e Charles Berlitz (che si era inventato in precedenza il falso mistero del "Triangolo delle Bermude") decisero di riesumare il caso e rilanciarlo in un libro. La loro tesi, poi ripresa da altri, era che i detriti erano parte di una astronave extraterrestre precipitata poco distante, e recuperata dai militari insieme ai corpi di alcuni alieni. Questa ipotesi è stata sostenuta in modo assai dubbio: pochi testimoni diretti, e citati capziosamente, ma molti di seconda mano; dati risultati poi errati; rivelazioni da testi anonimi; e l'accusa di congiura del silenzio da parte del governo USA. Anzi, forse di tutti i governi mondiali, per 50 anni.
Nel 1994 l'Aeronautica USA, a fronte dello scalpore crescente suscitato da queste ed altre fonti sensazionalistiche, aprì un'inchiesta ufficiale dettagliatissima sui fatti di Roswell del 1947, recuperando tutti i testimoni e i documenti utili. La conclusione fu che, al di là di ogni ragionevole dubbio, i relitti erano proprio quelli di un pallone: con ogni probabilità un lancio dell'allora segreto "progetto Mogul", che avrebbe dovuto monitorare esperimenti atomici sovietici.
Nella primavera di quest'anno, però, Ray Santilli, documentarista inglese, afferma di avere comperato da un misterioso Jack Barnett, ex cine-operatore militare ora 80enne, delle pellicole che costui avrebbe girato a Roswell nel 1947, in cui si vedono i corpi degli alieni morti e la loro autopsia. La notizia fa subito il giro del mondo, e durante l'estate Santilli, tra mille voci incontrollate, mostra col contagocce alcuni brevi spezzoni del filmato in bianco e nero. Le immagini (di bassa qualità) mostrano i corpi senza vita di due umanoidi, glabri, macrocefali, con sei dita per mano ed una membrana scura sulle cornee, che vengono esaminati da medici in camice e mascherina, e poi sezionati per estrarne gli organi interni.
Molte sono le perplessità, anche tra gli ufologi più possibilisti, circa l'autenticità' del filmato. A Santilli, però, questo particolare non interessa più di tanto, e afferma di voler solo vendere alle migliori condizioni il filmato di cui è entrato in possesso. Operazione più che lecita per lui, ma a noi interessano altre cose, quali:
1- Una visione totale dei filmati (Santilli ancora non ha neppure chiarito di quante bobine si tratta, e quanto durano in totale). Si è detto che ad un certo punto comparirebbe il Presidente Truman, e la scena del recupero dei rottami. Inoltre sono visibili codici di sicurezza su cui Santilli ha già dato tre versioni diverse.
2- Un esame tecnico serio delle pellicole (non ancora effettuato, nonostante le voci), per stabilire se possano essere davvero del 1947.
3- Sapere se davvero un cineoperatore di nome Barnet era a Roswell in quegli anni (ricerche mancanti; anzi, Barnett non uscirebbe allo scoperto per motivi di sua sicurezza: in fondo avrebbe venduto filmati del governo).
4- Analizzare eventuali anacronismi nelle immagini, e farle visionare a esperti di trucchi cinematografici.
Al di là di questo, comunque, la verosimiglianza di ciò che si vorrebbe far credere è scarsa:
- viene chiamato un operatore apposta per riprendere l'autopsia e tutto ciò che riesce a fare è un filmetto sfuocato e sottoesposto, in cui non si vede nulla abbastanza bene;
- un filmato segretissimo non viene controllato, se ne fanno più copie, se ne perdono dei pezzi...?
- un essere alieno che sarebbe da studiare cellula per cellula, per anni, nell'autopsia del millennio, viene squartato come un coniglio in un paio d'ore, mettendone gli organi in quattro scodelle? (Pensiamo, per confronto, a che cosa si sta facendo per la mummia del Similaun ... ).
Insomma, nonostante i risultati dell'inchiesta della USAF, si rilancia la teoria della grande congiura, a rischio della perdita completa di credibilità di buona parte dell'ufologia.
Restiamo in attesa degli sviluppi, che saranno sicuramente interessanti, e speriamo che non si tratti della pubblicità per il lancio in Europa del film americano "Roswell". Fino ad ora, l'unica cosa certa è un'abile operazione commerciale di Santilli. Per il resto, cento prove deboli non ne valgono una forte, e mille bugie non faranno mai una verità.
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NOTA: se volete informazioni precise, diffidate delle riviste di misteri ed UFO nelle edicole, e consultate invece:
- Skeptical Inquirer, vol 19, n.1 e n. 4 (1995).
- UFO, nn. 12, 14, 15 e 16, edito dal CISU (C.P. 82, Torino).
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OPINIONI CONTRO - 3
Nuovi dubbi sull’autopsia all’alieno

Ecco una serie di argomentazioni sollevate da diversi scettici su Internet:
Il falso della Sindone di Torino è stato un grande successo per più di seicento anni. Centinaia di articoli, libri e tesi sono state scritte a sostegno della veridicità dell'oggetto. Poi, dall'analisi del Carbonio 14, è risultato che si tratta di una contraffazione del XIV secolo, esattamente come sempre sostenuto dalle autorità ecclesiastiche e dagli scettici.
Se i proprietari di questo filmato avessero offerto l'originale intero alla Kodak (invece di pochi centimetri di pellicola) si sarebbe potuto sapere molto di più. Se Santilli voleva dimostrare che il film era stato veramente girato nel 1947, perché ha dato alla Kodak così pochi fotogrammi? Di solito la Kodak riesce a risalire alla data di produzione delle pellicole. Un portavoce della Kodak ha riferito ufficiosamente di essere convinto che la faccenda è un imbroglio.
Se il governo statunitense non è stato in grado di tenere nascosto il Watergate, come avrebbe potuto nascondere al pubblico il più importante evento della storia? Decine di persone avrebbero dovuto essere coinvolte nell'isolare, maneggiare, studiare, spostare e conservare gli alieni. Come impedire di parlare a tutti costoro?
Si può credere veramente che l'evento più importante della storia umana sia stato filmato con una cinepresa a mano e in bianco e nero, con l'operatore che si muoveva continuamente e che stentava a mettere a fuoco? La semplice installazione di un supporto gli avrebbe dato la necessaria chiarezza di ripresa e una base stabile.
E' improbabile che un alieno di un altro pianeta (risultato di una diversa sequenza evolutiva) abbia proprio una forma umanoide. Anche sulla terra c’è un'enorme varietà di forme che avrebbero potuto sostituirci e che potrebbero farlo ancora, ma nessuna di queste è così umanoide come questo presunto alieno proveniente da un altro pianeta.
L'alieno del film aveva sei dita nelle mani e nei piedi, eppure i testimoni di Roswell (il posto in cui sarebbe caduto l’ufo con gli alieni) avevano descritto alieni con quattro dita. Un errore dei falsari?
L'alieno ha un aspetto coincidente con quello descritto dalle persone che dichiarano di essere state rapite dagli extraterrestri, dalla bassa statura ai grandi occhi neri da insetto. Questo aspetto venne creato per uno dei primi episodi della serie di telefilm di fantascienza "Ai confini della realtà" e fu in seguito adottato dai coniugi Hill e da tutte le vittime dei rapimenti per esperimenti sul sesso terrestre.
I due personaggi vestiti di bianco non mostrano alcun interesse per gli organi estratti, nessun tentativo di misurarli o esaminarli o anche solo di rigirarli. Li tirano semplicemente fuori e li mettono in un secchio senza fotografarli o disegnarli neppure. Gli abiti non servono per proteggersi dalle radiazioni e non ci sono contatori Geiger o altri rivelatori di radiazioni in vista.
Un falso alieno di plastica e tutti gli altri oggetti della stanza del filmato sarebbero facili da ottenere da un negozio specializzato.
Il Fortean Times (FT) scrive: "Il 22 agosto, FT ha ricevuto una busta contenente tre stampe in bianco e nero che mostravano qualcuno che ritoccava la testa di un "alieno" con una spazzola e cosmetici. La testa era assai simile a quella dell'alieno nel film di Santilli, ma un esame più rigoroso è necessario prima di saltare alla conclusione che queste foto provano la falsità del filmato. Sia le foto sia il filmato potrebbero essere opera di un bravo dilettante che non ha potuto resistere a una sfida. Non abbiamo idea dell'origine di queste foto o del perché ci siano state inviate". Le foto sono state pubblicate su FT83 (ottobre 95) e FT84 (dicembre 95).
Ed Uthman, un patologo di Houston/Richmond nel Texas, ha fatto le seguenti osservazioni:- Qualsiasi anatomo patologo coinvolto in un caso simile sarebbe stato ossessionato dal desiderio di documentare le scoperte e le avrebbe sistematicamente mostrate ad ogni passo: come lavoravano le giunture, come e se si chiudevano le palpebre, etc. Avrebbe chiesto al cineoperatore di spostarsi ora qua ora là. Invece l'operatore è stato completamente ignorato, come se non fosse stato presente. L'anatomo patologo si comportava più come un attore davanti a una cinepresa che come uno studioso desideroso di documentare il proprio lavoro cooperando con l'operatore.- Il sezionatore usava le forbici come un sarto, non come un anatomo patologo o un chirurgo. Teneva le forbici con indice e pollice invece che con pollice e medio o anulare come usano fare i medici. L'indice è usato per stabilizzare le forbici e spingere le lame.- Il modo in cui sono state effettuate le prime sezioni nella pelle era un po’ troppo "hollywoodiano", con troppa cautela, come se si stesse operando un paziente vivo. Le sezioni autoptiche sono più profonde e veloci.- Mi aspetterei che la pelle di una specie dotata di endoscheletro fosse elastica. Invece quando venivano fatti i tagli, la pelle dell'alieno non si ritraeva dalla lama.
Joachim Koch, un chirurgo tedesco e uno dei fondatori della International Roswell Initiative, ha messo in rilievo i punti che seguono:- Se si fosse effettuata una prima autopsia a Roswell e la dissezione finale (nel film di Santilli) fosse stata condotta in un altro luogo, le suture della prima autopsia avrebbero dovuto esser visibili durante la seconda autopsia. Non lo erano.- I vestiti dei dottori non potevano servire per proteggersi dalle radiazioni o dall'odore di un corpo in decomposizione o da virus o batteri sconosciuti. In tutti questi casi sarebbe stato necessario dotarsi di apparecchi respiratori per proteggersi dagli organismi trasportati dall'aria. E' probabile che gli strani paludamenti dei dottori avessero un altro scopo: nascondere la loro identità.
Infine, è stato individuato un elemento che fa pendere pesantemente il piatto della bilancia verso la frode: un telefono. O meglio, un modello di telefono che, all’epoca in cui si sarebbe svolta l’autopsia ripresa (il 1947), ancora non era stato inventato! Il telefono a muro con il filo a spirale è stato introdotto negli Stati Uniti dalla AT&T solamente nel 1956.

Crop Circles


Come ogni anno sono tornati i crop circles nei campi della Gran Bretagna. E, quasi a voler continuare un'operazione di "contatto" (dopo la figura apparsa nel 2001, l'Arecibo Reply, che avrebbe mostrato un messaggio alieno in codice binario), quest'anno è stata la volta dell'Alien Face. Di cosa si tratti è presto detto: di un gigantesco volto di "Grigio", ovvero di alieno macrocefalo e dagli occhi a mandorla, iscritto in un rettangolo, al quale si sovrappone un cerchio (la stilizzazione di un CD-Rom, ha detto qualcuno) percorso come un disco da un codice binario ASCII. Le immagini aeree, riprese dall'ufologa inglese Lucy Pringle, hanno fatto il giro del mondo rapidamente, suscitando le reazioni più disparate.
In Russia e Polonia, ad esempio, si è inneggiato al "messaggio extraterrestre". Sarcastici invece i commenti della stampa italiana. In Gran Bretagna, il ricercatore Paul Vigay, che ha analizzato la figura e che si è detto prima scettico e successivamente possibilista, ritiene che la figura sia troppo elaborata per essere frutto di uno scherzo, in quanto conterrebbe cognizioni di planetologia, fisica dei buchi neri, geometria tridimensionale e persino musica vittoriana.
Un'altra ufologa, l'americana Linda Howe, con la collaborazione di un anonimo "netsurfer" ha a suo modo decodificato il codice presente nel CD, ricavandone una delirante frase in inglese: "Guardatevi dai portatori di falsi doni e dalle loro promesse non mantenute. Molto dolore ma ancora tempo. Credete. C'è del buono là fuori. Noi ci opponiamo all'inganno. Canale in chiusura (suono di campana)". Su queste frasi deliranti, a metà strada tra il misticismo biblico e la goliardia, sono stati versati fiumi di inchiostro, e qualcuno ha anche ironizzato sulla banalità dei "messaggi alieni". La stampa ha fatto poi notare, riprendendo uno scritto di Vigay, che la faccia aliena ricorda un pupazzo del telefilm "Star Trek" (l'alieno Balok, presente nell'episodio "Corbomite manoeuvre"). Si è anche detto che il crop fosse stato realizzato segretamente dalla Disney per sponsorizzare il film ufologico "Signs" di Night Shyamalan, ma l'ufficio stampa della stessa ha smentito qualsiasi coinvolgimento. Messaggio alieno, dunque? Tutto è possibile, ma è plausibile che una mente aliena comunichi (frasi sconclusionate) utilizzando due linguaggi tipicamente terrestri, ovvero l'inglese ed il codice binario ASCII dei computers? Possiamo poi credere che la tecnologia extraterrestre sia simile alla nostra al punto di condividere l'esistenza dei CD-Rom? Come interpretare il fatto che testimoni, all'epoca, dissero di avere udito volare nei pressi del campo un elicottero? Qualcuno sorvegliava forse la zona per studiare il disegno, o per crearlo? Esso appare, secondo il fisico olandese Eltjio Haselhoff, credente dei crops ma scettico dell'Alien Face, come "una formazione realizzata assai maldestramente rispetto al precedente Arecibo Reply; l'Alien Face è creata con delle linee orizzontali modulate per creare una scala di grigi". Un disegno del genere si potrebbe tranquillamente realizzare con l'impiego dell'informatica e lo stesso Vigay non esclude che il crop possa essere stato costruito utilizzando uno schema creato al computer e trasmesso via GPS. É questa anche la nostra opinione.

Fonti:
http://www.cropcircleresearch.com/articles/alienface.html
"The alien at Crabwood farm hose", di E. Haselhoff
"Scrive in inglese al computer l'alieno del campo di grano", in La Stampa 23-8-02.


Il Crop Circle dell'Alieno ( da http://www.ufologia.net/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=720 )
Una formazione di 108 metri per 75, costituita da un rettangolo con il disegno di una faccia di un alieno, accostato da un cerchio contenente un messaggio scritto in codice binario (ASCII) è stato ritrovato alla Crabwood Farm House, vicino a Sparsholt nello Wiltshire. L´immagine, è stata «ricamata» sul grano in due dimensioni in modo da fornire un effetto tridimensionale se osservata dall'alto. La rappresentazione del grigio, affiancato dal misterioso messaggio decifrato con la parola «EELRIJUE» rappresenta un´elaborata bufala piena di logica umana. Il particolare più incredibile è sicuramente il metodo con cui questa formazione è stata realizzata; il disegno tridimensionale potrebbe essere stato tracciato da un elicottero che, con l'aiuto di un Gps controllato da un computer, abbia come "plottato" l'immagine sul terreno.
Secondo le elaborazioni effettuate da Daniele e Gabriele Cataldi, la formazione mostrerebbe un codice e un disegno non eseguito dall'uomo. Le elaborazioni sono state effettuate sulle immagini di Steve Alexander. Le foto ingrandite della formazione in questione sono visibili sul sito cropcircleconnector.

Analisi sul crop circles dell'alieno
a cura di Daniele e Gabriele Cataldi
Dopo avere sentito le varie teorie su come possa essere stato eseguito il disegno, possiamo scartare l'ipotesi avanzata secondo la quale sarebbe stato eseguito con un elicottero pilotato da un sistema GPS. Primo perché il vento avrebbe influito sui movimenti del velivolo stesso, e secondo perché, forse pochi lo hanno notato, ma sopra il Crop passano i cavi dell'alta Tensione, e dunque sarebbe molto pericoloso fare volare un velivolo sotto agli stessi!!! La seconda teoria, quella di un ipotetico raggio (la cui natura non si conosce) che da un satellite possa aver disegnato il Crop, mi sembra poco reale! anche perché nessuno è saltato fuori a dirlo e perché nessuno ha dato la dimostrazione di poterlo fare. Infine il perché! Perché alcuni uomini, dotati di una tecnologia costosissima (GPS - Satelliti Geostazionari - telecomunicazioni ecc ecc ...), avrebbero disegnato un crop del genere, per provare cosa?
Se da una parte vorremmo dire che si tratta di una burla, dall'altra parte ci sono dei dati che non tornano. Innanzitutto aspettiamo i risultati degli esami chimico - fisici, e poi quelli relativi allo studio del crop circle dal punto di vista "matematico". Sappiamo che un noto studioso di Crop, lo ha definito come una burla. Ebbene, noi ci vogliamo discostare da tali ammissioni, anche perché è troppo presto fare una sentenza. Se il crop risultasse genuino, tutti dovremmo riflettere un po' di più su queste cose; anche se l'opinione pubblica non crederà più di tanto a questi fatti.

Atlantide

Le origini

Con il termine Atlantide si vuole indicare, anche da parte dei geologi, un ipotetico grandissimo continente sprofondato, migliaia e migliaia di anni fa, nelle acque dell'attuale Oceano Atlantico che ne assunse il nome.
Una teoria che circolava nel XVII era quella secondo la quale l'Atlantide sarebbe esistita ad occidente di Gibilterra, ed inoltre si affermava che le isole Canarie e l'arcipelago delle Azzorre devono considerarsi avanzi dell'antico continente atlanteo. Ma cosa c'è di vero? E' frutto solo di immaginazione oppure è esistito davvero il continente dell'Atlantide?
Comunque sia fra tutti i popoli della terra esistono tradizioni concordanti che manifestano il ricordo del misterioso continente sommerso, al quale si deve attribuire l'origine di molte leggende.
Le notizie più complete di cui disponiamo di Atlantide ci vengono fornite da Platone (Atene 428-27 348-47 a.C.) che la descrisse in due dei suoi famosi dialoghi, il "Timeo" e il "Crizia" che hanno dato origine a opinioni contrastanti.


Il filosofo greco basa la sua descrizione di Atlantide su quelli che, secondo lui, erano i documenti scritti conservati dai sacerdoti egizi di Sais e i dipinti sulle colonne del tempio.
Ecco dunque riportato dal testo del Timeo il dialogo che il legislatore ateniese Solone (638 558 a.C.), un antenato di Platone, ebbe proprio con i sacerdoti Sais:
"Molte grandi opere pertanto della città vostra (Atene) qui si ammirano, ma a tutte una ne va di sopra per grandezza e per valore; perocché dice lo scritto di una immensa potenza cui la vostra città pose termine, la quale violentemente aveva invaso insieme l'Europa tutta e l'Asia, venendo fuori dal mare atlantico.
Infatti allora per quel mare la si poteva passare; che innanzi a quella foce stretta che si chiama, come dite voi, colonne d'Ercole, c'era un isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte ( ... ). In quell'isola chiamata Atlantide v'era un regno che dominava non solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia.
In tempi posteriori per altro, essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte ... tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve".
A parlare è Crizia, parente del filosofo Platone, il quale racconta che un secolo prima, nel 590 a.C., il legislatore Solone si era fermato nella capitale amministrativa dell'Egitto, Sais. Qui aveva cercato di impressionare i Sacerdoti di Iside illustrando le antiche tradizioni greche, ma uno di loro aveva sorriso, affermando che quello greco era un popolo fanciullo nei confronti di un altro su cui gli Egizi possedevano molta documentazione scritta.
Secondo il sacerdote egiziano, una civiltà evoluta era esistita per secoli su "un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme"; l'isola era stata distrutta novemila anni prima da un immane cataclisma insieme a tutti i suoi abitanti.
Le parole di Crizia sono riportate nei "Dialoghi" Timeo e Crizia, scritti da Platone attorno al 340 a.C. Ecco come il filosofo greco descrive l'isola, sempre per bocca del sacerdote egiziano. "Dal mare, verso il mezzo dell'intera isola, c'era una pianura, la più bella e la più fertile di tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta ( ... )."


La descrizione continua a lungo, inframmezzata da commenti sulla genealogia degli abitanti di Atlantide: ne emerge l'identikit di un territorio rettangolare di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne che lo proteggono dai venti freddi, e aperto a sud sul mare. La pianura è irrigata artificialmente da un complesso sistema di canali perpendicolari tra loro, che la dividono in seicento quadrati di terra chiamati "klerossu" in cui si trovano floridi insediamenti agricoli. La città principale, Atlantide, sorge sulla costa meridionale; è circondata da una cerchia di mura la cui circonferenza misura settantun chilometri; la città vera e propria, protetta da altre cerchie d'acqua e di terra, ha un diametro di circa cinque chilometri.
In altre parole Atlantide misura quasi otto volte la Sicilia; se non proprio un continente, è pur sempre un'isola di grandezza non disprezzabile. Crizia descrive la fertilità delle sue terre popolate, tra l'altro, da elefanti giacché anche per quell'animale, il più grosso e il più vorace di tutti, c'era abbondante pastura.
Dopo aver descritto la fondazione di Atlantide per opera di Poseidone il filosofo si addentra nei particolari sulla ricchezza e lo splendore di un impero che si riteneva vasto come l'Egitto: "Possedevano ricchezze così ingenti come mai prima d'ora ve ne furono in alcuna dominazione di Re e come è improbabile che potranno esservene in futuro, e disponevano di tutto ciò di cui potevano aver bisogno, sia nelle città, sia nelle campagne. Grazie alla loro potenza, molte cose venivano procurate da paesi stranieri; ma l'isola produceva essa stessa quasi tutto ciò che è necessario alla vita, in primo luogo tutti i metalli solidi e fusibili. E quel metallo, del quale non conosciamo oggi altro che il nome, l'oricalco, vi si trova in abbondanza, essendo estratto in molti punti dell'isola e dopo l'oro, era il metallo più prezioso. L'isola forniva alle arti tutto il materiale onde abbisognavano; nutriva un gran numero di animali domestici e di bestie selvagge, e tra questi numerosissimi elefanti; dava pastura agli animali degli stagni, dei laghi e dei fiumi,, a quelli delle montagne e dei piani …".


L'accenno che Platone fa sugli elefanti suggerisce una connessione con le leggende e le raffigurazioni degli elefanti in America.
La descrizione del clima dell'Atlantide e della varietà di alimenti di cui i suoi abitatori potevano disporre fa pensare ad un paradiso terrestre: "Produceva e manteneva tutti i profumi che la terra produce oggi in diverse contrade, e cioè radici, erbe, piante, succhi scorrenti dai fiori o dai frutti. Vi si trovava altresì il frutto della vite; e quello che ci serve di solido nutrimento, il grano … Questi sono i divini e mirabili tesori che in quantità indicibile produceva quell'isola, fiorente allora sotto il sole".
Il possente impero di Atlantide, che si estende sulle isole vicine, è diviso in dieci stati confederati, ognuno dei quali è retto da un re; lo stato sovrano, quello che comprende la città di Atlantide, è suddiviso a sua volta in sessantamila distretti; ogni cinque o sei anni si svolge una sorta di pubblica assemblea con la partecipazione del popolo che giudica l operato delle varie amministrazioni.
Gli Atlantidei, non paghi di dominare sulle loro isole, hanno fondato colonie nella terraferma di fronte (l'America?), in Egitto, in Libia e in Etruria.
Ma non sono riusciti a sconfiggere l'impero di Atene, fondato nel 9600 a.C. dalla Dea Minerva e organizzato secondo gli stessi criteri che Platone aveva esposto nella sua opera La Repubblica.
Dopo molti anni di guerra, un grande terremoto e un'inondazione devastano Atene, inghiottono il suo esercito e fanno sprofondare anche Atlantide nelle acque dell'oceano. Una giusta punizione, in quanto, con il trascorrere dei secoli, gli Atlantidei si sono corrotti:
"Quando l'elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartir loro un castigo affinché diventassero più saggi. Convocò gli dei tutti, e disse ...".
Cosa disse Giove, possiamo solo intuirlo: infatti con queste parole si conclude il Crizia. Ma il vecchio sacerdote l'ha già spiegato in precedenza:
"Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari, tutta la vostra stirpe guerriera (cioè gli Ateniesi) sprofondò sotto terra, e similmente l'isola di Atlantide s'inabissò in mare e scomparve".
Di quanto ha raccontato, afferma Crizia, l'Egitto è l'unico paese che possiede molta documentazione scritta, perché, contrariamente alle terre vicine, non fu coinvolto dalla catastrofe; e a questo proposito si scusa con i lettori per aver imposto nomi greci ai sovrani di Atlantide.
Nei loro annali, infatti, gli Egiziani avevano tradotti i nomi nella propria lingua, secondo il costume dell'epoca; successivamente Solone li aveva a sua volta reinterpretati in greco, e così glieli aveva riferiti. "Quando dunque udrete dei nomi simili a quelli nostri, non meravigliatevene, giacché ne conoscete il motivo".
Da Platone a Colombo

Probabilmente il filosofo greco non immaginava che la sua breve narrazione (più o meno una decina delle nostre pagine) avrebbe fatto scorrere più inchiostro del suo intero corpus filosofico: circa venticinquemila opere dedicate a una civiltà che, forse, non è neppure esistita.
Caso più unico che raro (altri antichi luoghi misteriosi, come il Triangolo delle Bermuda, sono stati scoperti e discussi solo in tempi recentissimi), il problema dell'esistenza o meno di Atlantide scatenò subito polemiche.
A parte vari accenni a terre al di là delle colonne d'Ercole (per esempio la Cymmeria citata da Omero nell'Odissea), e l'accenno al popolo degli Atalanti, "che non mangiano alcun essere animato" e "non sognano mai", nelle Storie di Erodoto, il tema del Timeo e Crizia costituiva (almeno per quanto ne sappiamo noi) un'assoluta novità. Aristotele, discepolo di Platone, non diede molta importanza alla narrazione del suo Maestro, e questa non-opinione ebbe un peso determinante nel Medio Evo cristiano. Aristotele, infatti, era considerato un'autorità indiscussa e ciò che lui aveva detto ("Ipse Dixit"), e che non a caso concordava con la visione geocentrica dell'universo sostenuta dalla Chiesa, non poteva essere contestato.
Per di più l'esistenza di un continente distrutto novemila anni prima non coincideva con la data della creazione del mondo secondo la Genesi, calcolata nel 3760 a.C.
Ma, nel 1492, Cristoforo Colombo scoprì che, al di là dell'Atlantico, esisteva davvero una terra e il filosofo inglese Francis Bacon suggerì che avrebbe potuto trattarsi del continente descritto nel Crizia.
(Si narra che anche Cristoforo Colombo fu spinto ad avventurarsi nell'oceano dopo aver udito il racconto di un monaco irlandese che affermava di aver traversato l'atlantico con dei navigatori normanni e di essere approdato in una vastissima terra popolata di uomini rossi. Colombo pensò allora che questa terra fosse un avanzo dell'antica Atlantide, ma durante il viaggio non incontrò sulla sua rotta che la terra delle Indie, che fu poi chiamata America).


Molte opinioni cominciarono a modificarsi, tanto che nel XVI e XVII secolo Guillaume Postel, John Dee, Sanson, Robert de Vangoudy e molti altri cartografi chiamarono le Americhe con il nome di Atlantide.
Dopo la Conquista, si scoprì pure che un antica leggenda degli indigeni del Messico, trascritta nel Codice Aubin, iniziava con queste parole: "Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta". Aztlan era un'isola dell'Atlantico e le antiche tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell'oceano.
Dall'isola i superstiti avevano preso il nome: si facevano infatti chiamare Aztechi, ovvero "Abitanti di Aztlan". Per la cronaca, in Messico questa teoria non è relegata nei volumi fantastici: viene insegnata a scuola un po' come da noi la storia di Romolo e Remo; al Museo di Antropologia di Città del Messico sono esposti molti antichi disegni che descrivono la migrazione.
Il ritorno di Atlantide

Qualcuno comincia a rilevare alcune analogie tra la civiltà dell'antico Egitto e quelle dell'America Centrale: costruzioni piramidali, imbalsamazione, anno diviso in 365 giorni, leggende, affinità linguistiche. Atlantide sarebbe stata dunque una sorta di ponte naturale tra le due civiltà, esteso, probabilmente, tra le Azzorre e le Bahamas.
Nel 1815, Joseph Smith, contadino quindicenne di Manchester, nella Contea di Ontario a New York, ebbe un primo incontro con un angelo di nome Moroni che gli promise rivelazioni straordinarie. Molti anni dopo l'angelo gli mostrò il nascondiglio di alcune preziose tavole scritte in una lingua sconosciuta, che Smith, illuminato dall'ispirazione divina, si mise diligentemente a tradurre.
Nel 1830 uscì Il libro di Mormon, vera e propria bibbia della setta dei Mormoni, che descrive una distruzione con caratteristiche del tutto atlantidee (anche se l'Atlantide non vi è citata) avvenuta subito dopo la crocifissione di Cristo.
"Nel trentaquattresimo anno, nel primo mese, nel quarto giorno, sorse un grande uragano, tal che non se ne era mai visto uno simile sulla terra; e vi fu pure una grande e orribile tempesta, e un orribile tuono che scosse la terra intera come se stesse per fendersi ( ... ). E molte città grandi e importanti si inabissarono, altre furono in preda alle fiamme, parecchie furono scosse finché gli edifici crollarono, e gli abitanti furono uccisi e i luoghi ridotti in desolazione ( ... ) Così la superficie di tutta la terra fu deformata e scese una fitta oscurità su tutto il paese e per l'oscurità non poterono accendere alcuna luce, né candele né fiaccole ...".
I superstiti, il popolo di Nefi, si erano rifugiati in tempo "nel paese di Abbondanza", dove avevano costruito templi e città, tra cui quello di Palenque e una grande fortezza identificata successivamente con Machu Picchu.


Trentadue anni più tardi un eccentrico studioso francese, l'abate Charles-Etienne Brasseur, scoprì la "prova definitiva" del collegamento tra Mediterraneo, Atlantide e Centro America.
Le sue teorie furono immediatamente screditate, ma ispirarono la prima opera veramente popolare sull'argomento: Atlantis, the Antediluvian World ("Atlantide, il mondo antidiluviano") dell'americano Ignatius Donnelly (1882).
Secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e là si erano sviluppate le prime civiltà. I suoi abitanti si erano sparpagliati in America, Europa e Asia; i suoi re e le sue regine erano divenuti gli Dèi delle antiche religioni.
Poi, circa tredicimila anni fa, l'intero continente era stato sommerso da un cataclisma di origine vulcanica. A sostegno della sua tesi, Donnelly adduceva le analogie culturali descritte sopra e qualche prova geologica a dire il vero non troppo convincente.
Dall'altra parte dell'oceano Augustus Le Plongeon, medico francese contemporaneo di Donnelly, che per primo aveva scavato tra le rovine Maya nello Yucatan, riprese indipendentemente la tematica di The Antediluvian World in Sacred Mysteries among the Mayas and Quiches 11.500 Years Ago; their Relation to the Sacred Mysteries of Egypt, Greece, Caldea and India ("Misteri sacri dei Maya e dei Quiché 11500 anni fa; loro relazione con i Misteri Sacri degli Egizi, dei Greci, dei Caldei e degli Indiani").
A parte la smisurata lunghezza del titolo, il suo libro ottenne un grande successo e contribuì in larga misura alla diffusione al rilancio del mito.
I predatori della città perduta

Gli studi pseudo-scientifici pro e contro Atlantide cominciarono a succedersi a ritmo vertiginoso. La gran massa degli studiosi concordava nel situare Atlantide in mezzo all'Atlantico, come suggerisce la sua stessa denominazione; ma in Francia le cose andarono diversamente.
Il botanico D. A. Godron fondò la "Scuola dell'Atlantide" in Africa nel 1868, collocando la città perduta nel deserto del Sahara. Godron e il suo seguace Berlioux si rifacevano all'opera Biblioteca Storica del greco Diodoro Siculo (90-20 a.C.), il quale aveva affermato che "un tempo, nelle parti occidentali della Libia, ai confini del mondo abitato, viveva una razza governata dalle donne ( ... ). La regina di queste donne guerriere chiamate Amazzoni, Myrina, radunò un esercito di trentamila fanti e tremila cavalieri, penetrò nella terra degli Atlantidei e conquistò la città di Kerne".
Niente, dunque, a che vedere con la tradizione platonica; tuttavia i francesi possedevano molte colonie in Nord Africa e una possibile collocazione di Atlantide in quel territorio solleticava, evidentemente, il loro nazionalismo.
Si spiegano così le numerose spedizioni susseguitesi alla ricerca della città perduta nel massiccio dell'Ahaggar.
Altre Atlantidi sono state collocate in luoghi spesso ancor più fantasiosi: in Inghilterra al largo delle coste della Cornovaglia ove sarebbe sprofondata la mitica città di Lyonesse, in Brasile, Nord America, Ceylon, Mongolia, Sud Africa, Malta, Palestina, Prussia Orientale, Creta, Santorini.
Quest'ultima collocazione, sostenuta dall'archeologo greco Spiridon Marinatos, insieme con l'irlandese J. V. Luce, e descritta nel volume The End of Atlantis: New light on an Old Legend ("La fine di Atlantide"), accontenta parecchi studiosi tradizionali.
La civiltà di Akrotiri, nell'isola greca di Santorini, fu effettivamente distrutta nel 1400 a.C. da un'eruzione vulcanica. Per un espediente narrativo, Platone l'avrebbe trasportata al di là delle colonne d'Ercole, l'avrebbe ingrandita a livello di continente e avrebbe ambientato l'episodio in un epoca assai precedente.
Secondo l'italiano Flavio Barbero, Atlantide si sarebbe trovata in Antartide.
In tempi remoti il clima di quel territorio era temperato e una civiltà vi ci si sarebbe potuta tranquillamente sviluppare; poi le glaciazioni l'avrebbero completamente distrutta (l'ipotesi é esposta nel volume Una civiltà sotto il ghiacci, 1974).
Un altra recente teoria identifica Atlantide con Tartesso, prosperosa città-stato di origine fenicia costruita su un'isola alle foci del Guadalquivir.


Nel quinto secolo a.C. la città venne completamente distrutta, probabilmente da un attacco cartaginese, lasciando sicuramente dietro di sé la leggenda di una grande civiltà scomparsa all'improvviso.
Intorno al 1920 l'archeologo tedesco Adolf Schulten ne identificò la posizione: sarebbe sorta nei pressi di Cadice, l'antica Gades, e, in effetti, Platone parla nel suo racconto di un re chiamato Gadiro. Tartesso presenta qualche analogia con la città descritta dal filosofo greco: era irrigata da canali, era fertile e ricca di minerali, e sopratutto andò distrutta in brevissimo tempo.
Sempre a Cadice è ambientata una singolare truffa: nel 1973 la sensitiva Maxine Asher riuscì a convincere il rettorato dell'università di Pepperdine (California) a finanziare una spedizione sottomarina in Spagna, dove forti vibrazioni psichiche le avevano segnalato la presenza di una città sommersa. Parecchi studenti e professori sborsarono dai 2000 ai 2400 dollari, e la Asher partì effettivamente per Cadice, da dove diramò un falso comunicato stampa che confermava il ritrovamento. Ricercata dalle autorità spagnole - si era eclissata con il denaro raccolto - fu arrestata in Irlanda, mentre stava organizzando un'identica messinscena.
Se anche voi intendete partire alla ricerca di Atlantide, prendete contatto con l'Atlantis Research Group (F.G. Lanham Federal Building, 819 Taylor Street, Box 17364, Ft. Worth, TX 76102-0364, USA): i suoi affiliati vi sapranno dare preziose indicazioni.

L'Atlantide esoterica

Verso la fine del secolo scorso, lo studioso inglese Philip L. Slater ipotizzò l'esistenza di un sub-continente sommerso (da lui battezzato "Lemuria") che avrebbe potuto unire l'Africa all'Asia in un'epoca remotissima.
Non c'è da stupirsi se, nel romantico clima ottocentesco, l'ipotesi dell'esistenza di un nuovo continente scomparso incontrò subito grande successo.
Nel 1888 Helena Blavatsky, fondatrice di un gruppo esoterico chiamato "Società Teosofica", confermò entusiasticamente la teoria, che lei già conosceva per averla letta (insieme alla "vera" storia della fine di Atlantide) nelle misteriose "Stanze di Dzyan", un antico libro scritto in una lingua sconosciuta che racchiudeva la storia dimenticata dell'uomo.
Secondo la Blavatsky, ad Atlantide e a Lemuria abitava la terza di sei razze che avrebbero popolato la terra in tempi remoti; i suoi rappresentanti erano poco meno che Dèi, dotati di straordinarie conoscenze esoteriche poi tramandatesi solo entro una ristrettissima cerchia di iniziati.
La Teosofia rese così popolare una nuova concezione di Atlantide: il continente divenne d'improvviso l'inizio del sapere e della civiltà (Gerardo D'Amato, 1924); addirittura la fonte primigenia della civilizzazione.
Alcuni "Grandi iniziati" sopravvissuti alla sua distruzione - tra cui il Mago Merlino dei miti di Re Artù - avrebbero trasmesso ai loro discendenti segrete conoscenze esoteriche; come gli alieni per i fautori della "ipotesi extraterrestre": essi sarebbero i responsabili di molte delle costruzioni, oggetti e fenomeni inesplicabili".
Nel 1935 il medium americano Edgar Cayce affermò in stato di trance che Atlantide era stata distrutta a causa del cattivo uso di oscure forze da parte di malvagi sacerdoti e predisse che alcune parti del continente perduto sarebbero riemerse entro pochi anni a Bimini, al largo della costa della Florida. In effetti, proprio in questa località e proprio alla data prevista, nel 1969, l'archeologo subacqueo Manson Valentine rinvenne alcune costruzioni sommerse (le tracce di una larga strada e un tempio) la cui origine è tutt'ora in discussione. Secondo l' "ipotesi extraterrestre", Atlantide e Mu sarebbero invece state basi di alieni, distruttesi a causa di un cattivo uso dell'energia nucleare.
Il cataclisma

Ammessa (e non concessa) l'esistenza di Atlantide, quando potrebbe essere avvenuta la sua distruzione e cosa potrebbe averla determinata?
Sul primo punto ("Quando"), gli Atlantidisti sono abbastanza concordi: intorno a 10.000 anni fa, più o meno nel periodo descritto da Platone. Otto Muck, autore de "I Segreti di Atlantide", ha ricostruito con complessi calcoli basati sul calendario Maya addirittura il giorno esatto della catastrofe: il 5 giugno dell'8498 a.C.
Per quanto riguarda le cause, le ipotesi sono molteplici: dall'eruzione vulcanica, a una guerra nucleare, alla caduta di un asteroide o di una seconda luna che, in tempi remoti, avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta.
Un cataclisma di tale portata potrebbe arrecare conseguenze di vari ordini. La scomparsa di un continente modificherebbe innanzitutto le correnti oceaniche, mutando in modo radicale le situazioni climatiche, creando nuove glaciazioni e nuove zone desertiche.
L'onda d'urto e la susseguente marea distruggerebbero gran parte delle città portuali e molte città dell'interno; l'immensa e rapidissima compressione causata dall'impatto con un gigantesco asteroide provocherebbe una radioattività pari a quella di numerose bombe H. La polvere sollevata da una simile esplosione oscurerebbe il sole per anni, provocando terrori ancestrali (e, tra l'altro, ulteriori conseguenze sul clima e i raccolti).
Se Atlantide fosse stata davvero la dominatrice di altre civiltà, inoltre, la sua scomparsa avrebbe suscitato lotte e sconvolgimenti.
Insomma, se Atlantide fosse stata distrutta in un giorno e una notte, come Platone asserisce, la Terra avrebbe conosciuto necessariamente un'era di barbarie e una nuova civilizzazione non avrebbe potuto evolversi prima di cinque - seimila anni. Il tempo sufficiente per cancellare e trasformare in leggenda ogni traccia di un remoto passato.
Platone conferma la storia dei cataclismi che si scatenarono in quel periodo, nelle "Leggi" in cui afferma che "un tempo vi furono grandi mortalità, causate da inondazioni e da altre generali calamità, dalle quale ben pochi uomini riuscirono a salvarsi. Ed è ovvio pensare che, essendo state le città completamente rase da tale distruzione, gran parte della loro civiltà fu con esse seppellita sotto le acque, ed è occorso lunghissimo tempo per ritrovarne la traccia, e cioè non meno di parecchie migliaia di anni".
Secondo la tradizione egizio - indiana, confermata anche da quella del Galles, la scomparsa dell'Atlantide sarebbe avvenuta in seguito a quattro catastrofi, scatenate probabilmente dall'azione vulcanica.
Il primo cataclisma avvenne circa 800.000 anni fa e fu determinato dal rovesciamento dei poli. Questo avrebbe cominciato ad attaccare l'ossatura terrosa dell'Atlantide che successivamente sarebbe stata spazzata via insieme a tutte le terre emergenti dell'Oceano dalle masse d'acqua provenienti dal nord.
Il secondo Cataclisma probabilmente di origine vulcanica, sarebbe avvenuto circa 200.000 anni fa e per causa sua l'Atlantide restò ridotta e diminuita.
Il terzo cataclisma, causato all'azione vulcanica, avvenne 80.000 anni fa e dette alla terra un aspetto del tutto differente, riducendo l'Atlantide a due isole Routo e Daitya.


Infine il quarto cataclisma ebbe luogo nell'anno 9564 a.C. quando Atlantide non esisteva che allo stato d'isola: l'isola di Poseidone. Essa fu inghiottita e disparve così dalla terra.
E' importante notare come queste tradizioni coincidano in un certo senso con il racconto di Platone, in cui il sacerdote Sais afferma che a lunghi intervalli, avvengono perturbazioni causate dei movimenti celesti, in modo che delle conflagrazioni generali necessariamente ne seguano.
Una memoria della catastrofe geologica che colpì Atlantide è stata conservata dalle nazioni che secondo ogni probabilità, facevano parte dell'antico impero atlantideo.
I Toltechi del Messico e gli Incas del Perù affermavano di essere discendenti di Atlan o Aztlan una terra lontana "dove si elevava un'alta montagna ed un giardino abitato dagli dei".
Anche i Dakotas dell'America del nord raccontano che essi provengono da un'isola situata contro il sol levante, che fu poi sommersa e dalla quale scapparono all'epoca del cataclisma.
Una descrizione dell'immagine del cataclisma è contenuta nell'atzeco Codex Chimalpopoca: "In tal momento il cielo si congiunse con l'acqua, in un sol giorno tutto fu perduto e il giorno consumo tutta l'umanità … anche la montagna sparì sott'acqua".
Nel famoso libro sacro Maya (conservato nel British Museum) si legge: "Nell'anno 6 del Kan, il II muluc, nel mese di zac, si fecero dei terribili terremoti e continuarono senza interruzione sino al 13 chuen. La contrada delle colline di Argilla, il paese di Ma, fu sacrificato. Dopo essere stato scosso due volte, scomparve ad un tratto durante la notte. Il suolo era continuamente sollevato da forze vulcaniche, che lo facevano alzare ed abbassare in mille località. Infine cadette … ciò avvenne 8060 anni prima della composizione di questo libro".


E' importante notare come questa data dell'inabissamento di Atlantide coincida esattamente con quella dei preti egiziani che la stabiliscono come avvenuta nell'anno 9564 a.C. Infatti aggiungendo a quest'epoca gli anni dell'era volgare, si arriva a 11490 anni circa, e aggiungendo agli anni 8060 del Maya i 3400 di antichità del Libro, si ottiene in totale 11460 anni.
Ad Haiti e nelle Antille vi è una tradizione che dice: "Il mare si rovesciò attraverso i rotti argini e tutta la pianura che si stendeva lontano, senza né fine né termine da alcun lato, fu coperta dalle acque … soltanto le montagne, a causa della loro altezza, non furono coperte da questa inondazione e le isole".
Secondo le tradizioni gallesi, riguardanti l'Atlantide, tre razze avevano occupato il paese dei Galli e l'Armonica: la popolazione indigena, gli invasori atlanti e i Galli ariani. Inoltre secondo tali tradizioni, ci furono tre grandi catastrofi che avevano sommerso a tre varie riprese un immenso continente, del quale il paese dei galli costituiva una estremità. Inoltre i vecchi Galli raccontavano, mostrando l'Oceano Atlantico, che una volta le foreste si stendevano molto lungi nel mare e coprivano una immensa distesa.
Più preciso è un testo scritto dal filosofo greco Proclo (Costantinopoli 410 - Atene 485) nel quale afferma che: "Gli storici che parlano delle isole del Mare Esteriore dicono che ai loro tempi vi erano sette isole consacrate a Proserpina e tre altre ne esistevano, di una superficie immensa, delle quali la prima era consacrata a Plutone, la seconda ad Ammone e la terza, della grandezza di mille stadi, a Poseidone. Gli abitanti di quest'ultima isola hanno conservato dai loro antenati il ricordo di Atlantide, cioè un'isola immensamente grande, che esercitò lungamente il dominio su tutte le isole dell'oceano atlantico …".
Informazioni più dettagliate su Atlantide le troviamo sempre nel testo del Timeo, ed è Critia che ce le espone: "L'Atlantide era dunque toccata a Poseidone. Egli mise in una parte di quest'isola dei piccoli che aveva avuto da una mortale ... Ed era una pianura situata vicino al, mare e, verso il mezzo dell'isola, la più fertile di tutte le pianure ... I figli di Poseidone ed i loro discendenti regnarono nel paese per una lunga serie di generazioni, ed il loro impero si estendeva sopra un gran numero di altre isole, anche al di là dello stretto, come già si disse fino all'Egitto e alla Tirrenia …".
Prove

A parte alcune intuizioni del racconto di Platone (per esempio quella di un vero continente al di là dell'oceano) rivelatesi poi veritiere, quali fatti concreti supportano l'esistenza storica di Atlantide?
Le uniche prove a favore su cui possiamo basarci sono di carattere puramente indiziario. Esistono, per esempio, manufatti non inquadrabili in modo canonico come prodotti di civiltà note.
C'è, soprattutto, una vasta tradizione a proposito di una grande catastrofe avvenuta in tempi remoti: lo spaventoso diluvio universale da cui solo pochi eletti si salvarono per volere divino.
Nel XVIII secolo geologi e naturalisti valutando la modificazione fisica dei terreni e la somiglianza tra le razze animali e la flora del nuovo e dell'antico continente, ammisero la necessità di un continente intermedio, che fosse loro servito da ponte naturale.
Inoltre la presenza della vita di animali e insetti continentali nelle Azzorre, nelle Canarie e a Madera implica che le Azzore facevano un tempo parte di un continente.
Anche il naturalista francese Luigi Germain, dopo attenti studi sulla fauna e la flora delle Azzorre, di Madera, delle Canarie e del Capo Verde, concluse che verso la metà dell'evo terziario questi quattro arcipelaghi formavano una sola terra unita a nord con la penisola iberica, a sud con la Mauritania, ad ovest con le Bermuda e con le Antille. Alla fine del terziario, a causa di vasti movimenti orogenici, ci fu lo "spezzamento": da prima è una larga frattura occidentale che isola definitivamente l'Antico e il nuovo continente, poi è un profondo avvallamento che lo separa dall'Africa attuale. Ciò che ne restò avrebbe formato L'Atlantide di cui parla Platone.
Dunque, sia la geologia che la paleontologia, ammettono ufficialmente l'esistenza dell'Atlantide, un vastissimo continente dell'epoca terziaria che man mano si riduce di estensione dalla fine del terziario all'inizio del quaternario.
L'archeologo e paleontologo francese De Morgan constata che "al principio del post-glaciale dei ponti esistevano molto certamente nel mar mediterraneo, e fosse per mezzo dell'Atlantide o di qualche terra scomparsa il Nuovo mondo comunicava con la nostra Europa".
Le isole Canarie, dove venne trovata e sterminata un'antica razza di sopravvissuti, e le Azzorre, dove si dice siano state ritrovate statue, lapidi e rovine sommerse, vengono considerate da alcuni ricercatori come le cime delle montagne del sommerso continente di Atlantide.
Secondo gli scandagli fatti in epoca recente sul fondo dell'Atlantico il livello medio è di 4800 metri sotto la superficie liquida, ma con una voragine di 7137 metri. Immaginando l'Atlantico senza acqua, vedremmo due vallate che si allungano da nord a sud e separate da una ruga mediterranea a lato di questo solco, del quale la sommità resta soltanto a 1800 metri sotto il livello delle acque, con due fossati, larghi e profondi.


Nel 1898 una nave posacavi, nel tentativo di recuperare un cavo che si era spezzato a nord delle Azzorre, portò in superficie frammenti di tachilite, una specie di lava vetrosa che si forma esclusivamente sopra il livello delle acque e in presenza dell'atmosfera. Da qui la certezza di immensi inabissamenti, nei quali delle isole e forse dei continenti sono scamparsi. Da qui la certezza che la terra che costituisce oggi il fondo dell'Atlantico, a 900 chilometri dalle Azzorre, fu coperta da colate di lava quando ancora era sommersa.
Bory de Saint-Vincent dichiara che, dopo aver compiuto lunghe crociere per studiare lo stato geologico delle isole ad occidente dell'Africa settentrionale, Madera, le Azzorre e le isole del Capo Verde appaiono come resti di un antico continente.
Inoltre, secondo la sua teoria, la scomparsa dell'Atlantide sarebbe stata causata da un lago immenso, chiamato Tritonide, anticamente esistito in Africa settentrionale, che in conseguenza di un violento terremoto avrebbe rotto la sua breve diga, rovesciando le sue enormi masse d'acqua prima nel canale che separava il continente africano da quello atlantico e poi sulla stessa Atlantide, lasciando così a secco il suo letto, che non è altro che il deserto del Sahara.

Cronologia Atlantidea

Comparando le varie teorie sull'origine e la distruzione di Atlantide è possibile tracciarne un'immaginaria cronologia.
Prima di ogni paragrafo troverete citata tra parentesi la dottrina a cui la cronologia si riferisce; noterete l'abbondanza di riferimenti alla Teosofia, il movimento fondato da Madame Blavatsky.

1 - Tra 4.500.000 e 900.000 anni fa: l'Homo sapiens nasce ad Atlantide (Teosofia)
"A 7 gradi di latitudine Nord e a 5 gradi di Longitudine Ovest, nella località ove ora si trova la costa Ashanti, compaiono gli Atlantidei, primi rappresentanti della Quinta Razza Madre" (W. Scott Eliott, The Story of Atlantis & Lost Lemuria, 1896). Si sono evoluti lentamente a partire dalle razze Lemuriane; hanno perso il loro colore azzurro e sono diventati prima rossi, poi viola e infine del nostro attuale colore rosato. I primi Atlantidei si chiamano Rmohal ; sono dotati di poteri ESP e di una struttura sociale piuttosto grossolana; daranno origine all'Uomo cosiddetto "di Cro Magnon" che genererà la razza Lappone e Australiana.
Nel giro di due milioni di anni i Rmohal emigrano verso un vastissimo territorio: Atlantide; non si tratta dell'isola "Più grande della Libia e dell'Asia messe insieme" descritta da Atlantide, ma di un supercontinente che comprende le due Americhe, Irlanda, Scozia, parte dell'Inghilterra e, dal Brasile, raggiunge la Costa d'Oro. Dopo aver sconfitto gli ultimi superstiti della catastrofe Lemuriana che vi si erano insediati, gli Atlantidei si differenziano in vari ceppi, tra cui i popoli che i moderni antropologi hanno battezzato Tlavatli (Cinesi e Aztechi, "Violenti, indisciplinati, brutali e crudeli" ), Toltechi e Turanici (i futuri Caldei, "Sotto parecchi aspetti, gente poco simpatica").

2 - 900.000 anni fa: la fondazione di Tiahuanaco (Dottrina del Ghiaccio Cosmico)
La terza delle varie lune che - secondo la "Dottrina del Ghiaccio Cosmico" del visionario pseudo-scienziato tedesco Hans Horbiger - avrebbero ruotato in tempi remoti intorno alla Terra per poi precipitare disastrosamente sulla sua superficie, si avvicina alla Terra, facendo salire il livello delle acque.
Gli uomini e i giganti, loro re, salgono quindi sulle cime più alte e fondano la civiltà marittima mondiale di Atlantide.
Presso il lago Titicaca, nell'attuale Bolivia, i giganti edificano il complesso di Tiahuanaco; la loro forza colossale permette loro di realizzare un'opera impossibile per i comuni esseri umani (Hans Horbiger, Glazial Kosmologie, 1913).
"Dai lineamenti dei volti dei giganti giunge ai nostri occhi e al nostro cuore un'espressione di sovrana bontà e di sovrana saggezza; un'armonia di tutto l'essere spira dal colosso, le cui mani ed il cui corpo, nobilmente stilizzati, posano in un equilibrio che ha un valore morale" (Anthony Bellamy, Moons, Myths and Man, 1931).
I Toltechi, la Seconda Sottorazza atlantidea, con i loro due metri e mezzo di altezza non sono da meno dei Giganti; ad Atlantide edificano un immenso complesso, "La città delle porte d'oro", che sorge "presso la costa orientale, a circa quindici gradi a nord dell'Equatore, sulle pendici di una collina alta circa centocinquanta metri sulla pianura; sulla sommità della collina erano il palazzo e i giardini dell'imperatore, in mezzo ai quali sgorgava un getto d'acqua che forniva il palazzo e le fontane e quindi scendeva in quattro direzioni, e poi perveniva, per mezzo di cascate, a un canale circolare che circondava il giardino" (Arthur E. Powell, The Solar System, 1923).
Secondo l'esploratore Percy Fawcett i Toltechi, che possedevano un potere per invertire la forza attrattiva della gravità in una forza repulsiva, cosicchè il sollevamento di grosse pietre a grandi altezze era cosa facilissima, avevano fondato anche Tiahuanaco (700.000 anni fa) e una città chiamata Zeta, perduta nella giungla amazzonica del Mato Grosso.
Il Tolteco diventa la lingua ufficiale del vastissimo impero atlantideo (circa sessanta milioni di abitanti, sui due miliardi che popolano la Terra); la tecnologia raggiunge un alto sviluppo. "Per spostarsi, usavano delle aeronavi con una capacità da due a otto posti costruite dapprima in legno, e poi con una lega metallica leggera, che brillava al buio come se fosse stata dipinta con una vernice luminosa. Durante le battaglie le astronavi spargevano gas tossici. Nei primi tempi erano mosse dal Vril, la Forza personale; quindi esso fu sostituito con un'energia generata con un procedimento sconosciuto che agiva con l'intermediario di una macchina. Per far salire l'astronave - che poteva raggiungere le cento miglia all'ora - si proiettava la forza in basso, attraverso le aperture dei tubi sul retro dell'apparecchio" (Arthur E. Powell, Op.Cit.).
3 - 600.000 anni fa: la prima distruzione di Atlantide (Teosofia e altri)
Dopo centomila anni dalla fondazione, la "Città dalle porte d'oro" degenera. I seguaci della Magia Nera, tra cui l'Imperatore, diventano sempre più numerosi; "la brutalità e la ferocia aumentano, e la natura animale si avvicina alla sua espressione più degradata". (W. Scott Eliott, Op. Cit.).
Un primo, grande cataclisma, forse scatenato dallo sconsiderato uso dei poteri occulti, colpisce Atlantide; la "Città dalle porte d'Oro" viene distrutta, l' Imperatore Nero e la sua dinastia periscono. L'attuale continente americano si separa dal resto dell'Atlantide; la Gran Bretagna si unisce in una grande isola con la Scandinavia e la Francia Settentrionale. L'avvertimento viene preso a cuore, e per un lungo periodo la stregoneria è meno diffusa.
4 - 150.000 anni fa: seconda distruzione di Atlantide (Dottrina del Ghiaccio Cosmico)
Anche per la "Dottrina del Ghiaccio Cosmico" è tempo di grandi catastrofi; la terza Luna si abbatte sulla Terra causando la sua distruzione di Atlantide, "e gli uomini primitivi la identificano con il Diavolo".
Le acque "si abbassano bruscamente per il calo della forza di gravità" (?) e le grandi città Atlantidee rimangono isolate sulle vette di inaccessibili montagne. I giganti che governavano da milioni di anni perdono il loro popolo: gli uomini ritornano allo stato primitivo. (A. Bellamy, Op. Cit.).
5 - Tra 150.000 e 75.000 anni fa: civiltà corrotta (Teosofia)
Sull'Isola di Ruta, ad Atlantide, viene ricostruita la "Città delle Porte d'oro"; vi prospera una civiltà potente, ma troppo sontuosa. Gli imperatori si abbandonano alle pratiche di magia nera e solo una piccola minoranza di Maghi bianchi cerca di tenere a freno i malvagi occultisti. Lo stregone Oduarpa, associato al "Culto di Pan", fonda "La Grotta Nera" in opposizione alla "Grotta Bianca" iniziatica; orribili esperimenti di biogenetica creano un esercito di mostri, ibridi a metà tra l'uomo e gli animali. Ma, nelle profondità dell'Himalaya, i saggi di Agharti vigilano.
6 - 75.025 a.C.: terza distruzione di Atlantide (Teosofia)
Il "Re del Mondo" Vaivaswata muove contro gli Atlantidei corrotti con un grande esercito, a bordo delle astronavi chiamate Vimana; i mostri di Pan e Oduarpa vengono sconfitti; le potentissime armi del "Re Del Mondo" distruggono quasi totalmente il continente corrotto.
Daitiya è completamente sommersa; di Ruta si salva solo una piccola parte, Poseidonia, ovvero l'Atlantide descritta da Platone.
Non è escluso che queste antichissime guerre celesti siano in qualche modo legate a quanto accadde (accadrà?) intorno al 2000 a.C. a Mohenjo-Daro.
7 - 10.000 a.C.: la distruzione finale (Ipotesi Extraterrestre)
Gli spaziali giunti dal pianeta Suerta, atterrati in tempi remoti in qualche angolo del Brasile e considerati divinità dalla tribù degli Ugha-Mongulala, decidono nell'anno 10.048 a.C. di abbandonare la Terra. "Stava per incominciare un'epoca terribile, dopo che le splendenti navi dorate dei primi signori si furono spente nel cielo, come stelle ...".
E, in effetti, qualcosa di terribile accade davvero: "Che cosa avvenne sulla Terra? Chi la fece tremare tutta? Chi fece danzare le stelle? Chi fece scaturire l'acqua dalle rocce? Il freddo era atroce e un vento gelido spazzava la Terra. Scoppiò una calura terribile e al suo alito gli uomini bruciavano. E uomini e animali fuggivano, in preda al panico. Tentavano di arrampicarsi sugli alberi e gli alberi li scaraventavano lontano. Quello che era in basso si capovolse e si ritrovò in alto. Quello che era in alto precipitò sprofondando negli abissi ..." (Karl Brugger, Akakor, 1976).
L'immensa quantità di ghiaccio accumulatasi sull'Artide durante l'ultima glaciazione scivola nell'Oceano scatenando un maremoto gigantesco, divenuto nella tradizione il Diluvio Universale.
La tecnologia dei Nefilim (un altra stirpe di spaziali che si è insediata in Mesopotamia) ha previsto la catastrofe; l'ordine è di abbandonare la Terra e i suoi abitanti al loro destino. Ma, contravvenendo alle disposizioni, i Nefilim (evidentemente più umanitari dei colleghi spaziali venuti da Suerta) ospitano alcuni esemplari dei terrestri della stirpe di Ziusudra (Noè) nelle loro arche; questi ultimi ripopoleranno il pianeta. Conclusa la missione, i Nefilim lasciano la Terra (Zakarias Setchin, The 12th Planet).


La trappola sistemata da un gruppo di spaziali inseguiti da un'armata nemica finalmente scatta: i cattivi distruggono il "Quinto pianeta" (un corpo celeste in orbita tra Marte e Giove) che si disintegra formando la cintura degli asteroidi; poi ritornano alla loro galassia. La distruzione del quinto pianeta crea notevoli scompensi gravitazionali in tutto il sistema solare. L'asse terrestre si sposta di alcuni gradi, provocando lo scioglimento dei ghiacci polari e l'inondazione nota come Diluvio Universale. Gli spaziali esiliati sulla terra si salvano nelle loro gallerie; quando ne escono vengono considerati Dèi dagli sparuti gruppi di superstiti. Operazioni di biogenetica compiute sui terrestri affrettano la loro evoluzione (è la Genesi biblica); ma "gli Dèi erano irascibili e impazienti; erano rapidi a punire e a spazzar via i ribelli o coloro che non si adattavano alle loro leggi biologiche", cosicché gli uomini cominciarono a temerli e a costruire, con titanici sforzi, rifugi per evitare la loro ira (le varie cattedrali sotterranee e le opere fortificate la cui funzione non è ancora stata identificata dagli archeologi) (Erich Von Daeniken, Opere varie).

8 - Platone (Teosofia)
Poseidonia, l'Atlantide descritta da Platone - ultimo relitto del gigantesco impero teosofico - è ormai completamente corrotta.
In un giorno e una notte, nell'anno 9564 a.C. gli Dèi la sprofondano nell'Oceano con tutti i suoi abitanti. La catastrofe si ripercuote a livello mondiale; le opere edificate dai Greci - dominatori del Mediterraneo grazie alla recente vittoria - sono completamente spazzate via dagli elementi; il Mare del Gobi si solleva e diventa l'attuale deserto; uguale sorte tocca alla pianura del Sahara (Otto Muck). Un gigantesco meteorite proveniente dalla Zona degli Asteroidi si abbatte nell'Atlantico, generando una mostruosa onda di marea che distrugge la civiltà di Atlantide. È il 5 giugno del 8498 a.C. (Otto Muck, I Segreti di Atlantide, 1976).

9 - (Dottrina del Ghiaccio Cosmico)
Dopo essere rimasta priva di satelliti per 138.000 anni, la Terra attira la sua quarta Luna, quella attuale. Il fenomeno cosmico scatena una gigantesca marea che, in una sola notte, distrugge Atlantide. I possenti giganti scompaiono; nasce la ben più modesta civiltà giudeo - cristiana (Hans Horbiger, Op. Cit. ).
10 - 10.000 a.C.: Il ritorno degli Atlantidei (The Cosmic Doctrine)
Alcuni Grandi Iniziati Atlantidei, tra cui il Mago Merlino, sopravvissuto alla distruzione della città di Lyonesse (un insediamento realmente sprofondato al largo della Cornovaglia, e da molti ritenuto una delle città di Atlantide), fondano il centro magico di Avalon, ove ripristinano gli antichi culti esoterici del Continente Perduto, scegliendosi dei discepoli come Artù che portino avanti la Tradizione. Gli Atlantidei si mescolano con i Celti, e si diffondono per tutta l'Europa, ove elevano megaliti a simboleggiare il culto del Sole (Dion Fortune, Avalon of the Heart, 1936).


Paleoastronautica

"Superstiti da Atlantide"



Un oggetto dall'aspetto campanulare che emette fiamme dalla parte posteriore sembra viaggiare in una tempesta. All'interno un uomo di aspetto enigmatico siede con le mani su un pannello rettangolare.
Un nuovo enigma dal passato emerge dalle nebbie del tempo generando motivati dubbi sul suo reale significato. L'incredibile rappresentazione è un bassorilievo di origine olmeca ritrovato su una parete di roccia basaltica a Cerro de la Cantera, Chalcatzingo Morelos, in Messico. Non è mai stato presentato in nessuna opera di paleoastronautica o di archeologia misteriosa scritta sinora da eminenti studiosi del settore, eppure sembra non presentare alcuna spiegazione razionale su quanto vi è raffigurato. Si tratta di una mia personale scoperta, non dal punto di vista archeologico (in quanto l'opera è accessibile a tutti ed è stata presentata anche su un libro di archeologia, scritto da Pina Chan intitolato "Olmechi", Jaca, Milano 1989), ma da quello paleoastronautico, in quanto il disegno è del tutto sconosciuto agli studiosi di archeologia misteriosa e paleoastronautica.
La prima volta che mi sono trovato dinanzi a quest’opera sono rimasto sbalordito. A mio parere, infatti, il bassorilievo di Cerro de la Cantera non può avere altra spiegazione, se non quella di un velivolo simile alle nostre capsule o shuttle a propulsione convenzionale. I motivi stilizzati della parte posteriore della capsula non sono interpretabili in modo diverso se non quali fiamme generate da un sistema propulsivo, così come la stessa forma campanulare dell'oggetto. Gli stessi archeologi non hanno trovato una spiegazione convincente al disegno del bassorilievo. In effetti la figura è completamente priva di ogni motivo simbolico che possa aiutare a classificarlo come rappresentazione religiosa.

Il confronto con Palenque

Un utile confronto può venire dal paragone con la stele di Palenque. Da un punto di vista paleoastronautico, i due bassorilievi sono molto simili.


In entrambi i casi, un uomo sembra essere ai comandi di un velivolo che genera fiamme dalla parte posteriore, come farebbe un moderno mezzo volante a combustibile convenzionale. Ma la stele di Palenque è ricca di motivi ornamentali dal profondo significato simbolico. Chi può contestare che sulla lapide di Pacal non sia rappresentato l'albero della vita? L'opera ritrovata nel tempio delle iscrizioni si presta a numerose interpretazioni alternative rispetto a quella avanzata da von Daniken che la spiega come un astronauta nel suo apparecchio. Inoltre il bassorilievo di Palenque può essere osservato e "letto" sia in orizzontale che in verticale, conferendovi, in tal modo, diverse spiegazioni. Questo non accade con il bassorilievo di Cerro de La Cantera che può rappresentare solo in orizzontale ciò che vi è stato scolpito: una capsula per viaggi spaziali.
In comune le due opere hanno la presenza di un uccello, che nel bassorilievo di Cerro de La Cantera è all’interno del velivolo. Qualcuno potrebbe obiettare che l’uccello è il simbolo della morte. Obiezione valida per la lapide del sovrano Maya Pacal, ma quale é il significato di un siffatto simbolo nell’opera olmeca? Molto più verosimile pensare ad una figura rappresentante il volo.
A parte l’uccello, il bassorilievo di Cerro de la Cantera, non ha altre figure simbolico - religiose che possano suggerire un significato alternativo a quello da me ipotizzato. Sembrerebbe essere davvero un oggetto in volo, pilotato attraverso un pannello portatile (ricordate i filmati del Santilli Footage? L’analogia è davvero interessante). Ma che tipo di velivolo è? Qualcuno potrebbe dire un UFO, ma personalmente rifiuto quest'interpretazione. Nessun UFO è mai stato visto decollare, atterrare o semplicemente volare generando una fiamma come quella appartenente ad una propulsione convenzionale. E ciò è proprio quanto si desume dal disegno. La propulsione sembra essere convenzionale e troppo simile al tipo che noi oggi normalmente utilizziamo nei nostri Shuttle.
E' più credibile il fatto che ci troviamo in presenza di un indizio dell'esistenza di una civiltà remota e scomparsa, l’Atlantide, che aveva raggiunto un livello evolutivo e tecnologico simile al nostro. Civiltà che una volta estintasi ha lasciato le sue tracce, grazie ad individui scampati all'olocausto, che rifugiatisi in diverse parti del globo, hanno conservato memoria della perduta grandezza del continente atlantideo. Ma l’astronave di Cerro de La Cantera è solo l’ultimo in ordine di tempo degli enigmi olmechi.

L'uomo nel serpente di La Venta

Gli Olmechi sono stati il primo popolo civile dell'area meso americana. La loro importanza non sta solo nella priorità storica della loro civiltà ma anche nel fatto che molti elementi culturali fondamentali da loro elaborati si sono trasmessi a tutta l'area dell'America centrale, rimanendo poi costanti, presso le popolazioni più diverse, fino alla conquista spagnola. Probabilmente i popoli degli odierni Messico e Guatemala dovettero agli Olmechi i templi a piramide, lo sviluppo della matematica e dell'astronomia e in particolare quell'interesse per il cielo che ha spesso suscitato molti interrogativi negli studiosi.
Il territorio degli Olmechi era di ridotta estensione e comprendeva la parte dell'istmo di Tehuantepec rivolta verso il golfo del Messico. La loro prima capitale, tra il 1000 e il 400 a.C., fu il centro di La Venta. Si trattava di una città che svolgeva funzioni primariamente religiose, ragione per cui poteva considerarsi più un santuario che un agglomerato urbano vero e proprio. Essa riveste notevole importanza per le testimonianze artistiche che conserva. Gli Olmechi furono abili scultori, che si dedicarono con maestria alla realizzazione tanto di teste colossali come di figure minute, a statue a tutto tondo, a bassorilievi e ad altorilievi, esplorando praticamente tutti i campi dell'arte plastica. Nel centro di La Venta si ritrova anche quella che è l'opera più significativa dal punto di vista paleoastronautico. Parliamo della stele nota come "l'uomo nel serpente". Il serpente in questione sembra una delle primissime rappresentazioni di Quetzalcoatl, il serpente piumato, che sulla stele è raffigurato chiudersi su se stesso. All'interno dell'anello, che in tal modo si forma, è rappresentata una figura umana particolare per molti aspetti. Innanzitutto si presenta pesantemente vestita a differenza di tutte le altre raffigurazioni umane dell'arte olmeca che sono seminude ed inoltre gli abiti si modellano sulla forma del corpo, come se fossero una tuta, mentre in quelle regioni sono sempre state in uso tonache o mantelli. Ciò che lascia veramente stupiti è, comunque, una sorta di scafandro indossato dal misterioso personaggio. Il casco protegge tutta la testa ma presenta un'apertura che lascia vedere il volto. Altri dettagli notevoli all'interno del serpente sono una borsa (oggetto mai esistito nell'America precolombiana) tenuta in mano dall'uomo ed un paio di pannelli scarsamente definiti connessi ad una sorta di trave. Anche se si è parlato di mito dimenticato a proposito del significato di quest'opera, sembra che la conclusione cui deve giungersi è proprio quella opposta. Ci troviamo infatti di fronte alla prima, inaspettata rappresentazione del mito diffusissimo e mai dimenticato del serpente piumato, cioè, in termini ufologici, davanti ad una astronave sigariforme del tipo del "Leviatano". L'uomo scolpito all'interno del serpente che si tocca la coda con la testa, non è altri che un cosmonauta alla guida del veicolo nel suo interno e bisogna riconoscere all'ignoto artista che lo ha rappresentato una grande sensibilità descrittiva. Non dimentichiamo, infatti, che, migliaia di anni dopo, gli Aztechi rimasero sbigottiti davanti ai cavalieri spagnoli ritenendoli, insieme ai loro cavalli, un unico animale fantastico capace di dividersi in due.

Una civiltà multirazziale

Dalle stesse rovine di La Venta possiamo avere delle affidabili risposte circa le straordinarie conoscenze degli Olmechi anche in campo antropologico. Questo popolo ha lasciato numerose statue e statuette, indice di una mescolanza di razze della quale gli era stranamente a conoscenza: le teste di Basalto olmeche, alte oltre due metri e mezzo, pesanti sino a 37 tonnellate, che l'archeologia ortodossa ritiene ritratti di sovrani olmechi.


In realtà le loro fattezze somatiche sono chiare rappresentazioni della razza negroide del tutto sconosciuta in sud-america sino al 17° secolo. Inoltre gli Olmechi erano soliti scolpire statuette di giada a tutto tondo, rappresentanti individui piccoli, glabri e dai tratti somatici orientali. Queste statuette dagli occhi a mandorla sono spesso rappresentate nella posizione del loto. Ancora una razza, quella orientale, sconosciuta in america sino ai tempi recenti. In una di queste opere nominata "presepe", una serie di individui "orientali" è posta affianco a delle colonne affusolate chiamate "le lancie che spazzano il cielo". Un ennesimo e indiretto ricordo di una tecnologia a razzo per viaggi spaziali oppure un riferimento mitizzato ad astronavi sigariformi? Va detto che un termine dal medesimo significato "Thn" (leggi Tehen, cioè "lancie che spaccano il cielo") era usato in Egitto per indicare gli obelischi. Ancora una inaspettata coincidenza tra culture così distanti, a ulteriore conferma dell’esistenza di un continente ponte tra il vecchio e il nuovo mondo.
Gli Olmechi hanno realizzato altre statue che rappresentano la razza bianca. Si tratta di uomini barbuti dai tratti indo-europei e caucasoidi. Altra stranezza se si pensa che gli amerindi non sviluppano peli e quindi neanche la barba. Inoltre la razza bianca, era una razza mitizzata. Come è possibile che gli Olmechi conoscessero le quattro razze base che popolavano il pianeta? Erano presenti su Atlantide? Se si pensa che come popolazione gli Olmechi furono la prima razza civilizzata presente in meso America non è assurdo pensare che fossero i discendenti di alcuni superstiti atlantidei e che conservassero memoria sia delle razze che popolavano qual mitico continente, sia della tecnologia che quella civiltà, forse multirazziale, era arrivata a sviluppare. Una tecnologia rappresentata in modo inequivocabile nel bassorilievo di Cerro de La Cantera.